3. FAR WEST POST-MODERNO: I REFERUNDUM DEI RADICALI

 

1) Col decennio reaganiano, in nome delle politiche della deregulation e dell'economia dell'offerta (altrimenti nota come economia politica di "supply side"), ha preso inizio un sistematico attacco a quei diritti civili, sociali e politici che hanno sancito delle vere e proprie conquiste di civiltà, contrassegnando il passaggio dal feudalesimo alla modernità e dalla modernità alla contemporaneità.

Con la caduta del "Muro di Berlino" ed il crollo definitivo del sistema bipolare internazionale, l'opera di destrutturazione ha avuto modo di approfondirsi ed allargarsi.

In sintesi, possiamo dire: quello che Reagan e la Thatcher non avevano ancora avuto il tempo di fare, sta per essere portato a termine dai governi neo-liberisti e neo-monetaristi (spesso di sinistra e/o di centro-sinistra) al governo nell'occidente capitalistico dagli anni '90 in poi.

L'Italia non sfugge a questa tendenza di lungo periodo. Con i referendum per la "libertà del lavoro e dell'impresa" indetti dai radicali, anzi, la tendenza trova una delle più estreme e, insieme, rozze coniugazioni che ha per mira la riscrittura, in chiave autoritaria ed oligarchica, della costituzione formale e materiale del paese.

La posta in gioco dei referendum in questione è elevata: "prendere posizione" è, per noi, un "obbligo" morale e intellettuale, prima ancora che politico.

 

2) Illustriamo, per sommi capi, i contenuti dei referendum più destabilizzanti proposti dai radicali.

 

3) I profili di costituzionalità dei referendum, dove non appaiono chiaramente illegittimi, sono perlomeno dubbi. In materia, sono stati prodotti interventi puntuali e rigorosi, a cui rinviamo (1). Ci interessa, in questa sede, metterne in luce il carattere politico-culturale.

Abbiamo esordito, definendo "rozza" la variante neoliberista entro il cui alveo si inseriscono i referendum dei radicali.

Rozza, per una molteplicità di motivazioni:

Più che liberali, i referendum dei radicali sono liberticidi. Un teorico liberale delle "origini" come Adam Smith e i rifondatori novecenteschi del pensiero liberale (Menger, Hayek, Mises, Rothbard, Kirzner, Buchanan, Rawls ecc.) inorridirebbero.

Significativo, inoltre, un autorevole commento di parte liberale che, pure, non disdegna la sostanza del programma radicale: "se la politica ha ancora un senso, un programma liberale e liberista dovrebbe essere sottoposto agli elettori e attuato dopo una vittoria legittimato dal voto"; non già "attraverso lo strumento dell'abrogazione, cioè utilizzando l'alternativa secca Sì-No" (2).

Il programma Pannella-Bonino è in perfetta sintonia con le posizioni del mondo imprenditoriale, perseguendone i medesimi obiettivi strategici:

La differenza tra il programma dei radicali e quello imprenditoriale sta, appunto, nella "rozzezza": il primo pretende di inverarsi, senza alcun impiego della mediazione della politica; il secondo, invece, prevede espressamente l'attivazione della cooperazione politico-parlamentare e il ricorso agli istituti della regolazione sociale.

Proprio in ragione di questa "rozzezza" di fondo, il programma dei radicali presenta alcune controfattualità di fondo, la più importante delle quali sembra essere quella di ricompattare il fronte di sinistra e di centro-sinistra che, altrimenti, avrebbe ceduto, su più punti, alle sirene neoliberiste.

In questo senso, la scelta della Confindustria di appoggiare i referendum potrebbe rivelarsi un boomerang terribile: rafforzamento delle controparti politiche e sociali, con successiva debolezza al tavolo della negoziazione e dello scambio politico.

Per le sinistre politiche e sociali, la mobilitazione per il NO potrebbe essere una delle ultime spiagge:

(Gennaio 2000)

Note

(1) Per un'ampia e convincente analisi critica dei referendum radicali, da questo particolare angolo di osservazione, cfr. i materiali presenti in rete nel sito del "Comitato per le libertà e i diritti sociali", costituito il 2 dicembre 1999 (http://www.freeweb.org/associazioni/comitato-diritti-soc). Per una serrata ricognizione critica di insieme, cfr. L. Ferrajoli, Dieci attentati alla costituzione, "il manifesto", 9 gennaio 2000. Interessante anche la ricerca di "Ares 2000", Tutte le cifre dei referendum: lavoro, salute, previdenza: per informazioni, scrivere a ARES2000@libero.it.

(2) Così E. Berselli, I referendum, provocazione per le riforme, "Il Sole-24 Ore", 29 luglio 1999.

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Quaderno n. 14/2001