WEB ACCESSIBILITÀ.
UNA QUESTIONE APERTA
di Antonio Chiocchi

1. Il web come mezzo e come filosofia

L'acceso universale al sapere e alla conoscenza e, nel nostro caso, al web richiama una serie di problematiche che, per solito, sono lasciate in un cono d'ombra. In questo articolo - ed in altri che seguiranno - cercheremo di evidenziarne la portata e l'influenza, portandole fuori dall'ombra.

Intanto, dobbiamo esordire individuando un primo e fondamentale scarto: l'accesso universale si scontra con la circostanza lampante che il web non è un medium universale, come ci ha opportunamente ricordato J. Clark (1). A differenza della stampa, è un mezzo elitario ed economicamente oneroso, in quanto  richiede il possesso di un computer e la disponibilità di un accesso telematico. Non prendiamo qui in considerazione gli argomenti spesi da Clark a favore di un elitarismo non inutile, perché ci porterebbero troppo lontano dal nostro tema. Prendiamo atto del carattere elitario del web: è quanto ci basta, per ora.

Possiamo, a questo punto, immediatamente individuare un secondo e non meno stridente scarto: il carattere elitario del medium web cozza contro la filosofia universalistica del cyberspazio, entro il cui ambito la circolazione dell'informazione, della conoscenza e della comunicazione ha una progressione incrementale che tende all'infinito. Il web come mezzo è in contraddizione col web come filosofia.

Spesso, il limite elitario del web prende il sopravvento sulla filosofia universalistica del web, non solo e non tanto per la prevalenza di codici e modelli che finalizzano la cybercomunicazione a obiettivi modulati dalla ragione economica, quanto per l'affermazione allargata di una cultura ispirata alla razionalità strumentale. Col che il web diviene un puro strumento e il navigatore un puro utente (2). Sia i "proprietari" che gli "utenti" fanno, così, del web un uso puramente funzionalistico. Ora, se il web scade ad uso funzionale, perde, con tutte le sue contraddizioni e ambiguità, la sua polisemanticità. Ma ancora e soprattutto: smarrisce quelle qualità e quegli scarti che lo rendono un ecosistema vivente

Dando attuazione a queste architetture categoriali, al massimo e al meglio,  il web qui si imbalsama come euristica strumentale che stratifica una massa di regole di impiego unilineare (3). La "ricerca del vero" e dello "scientificamente fondato" è ridotta ad una serie di a posteriori confermativi, funzionali al consolidamento dell'utile codificato in partenza. La non universalità del web, così, si incastra perfettamente col web come coazione a ripetere. Con la soddisfazione di tutte le euristiche, qui cade, sì, l'ambiguità del medium, ma ad un prezzo ben salato.

 2. Progettazione universale e web accessibilità

Cosa hanno a che fare queste considerazioni apparentemente così astratte con la questione molto concreta dell'accessibilità del web? A prima vista, niente; nella sostanza, molto.

Se l'approccio strumentale e funzionale al web permea le regole dell'accessibilità (come già quelle dell'usabilità, nel modello esemplarmente proposto da J. Nielsen), la soluzione per la realizzazione dell'accesso universale sarà prevalentemente di tipo quantitativo. Ci troveremo di fronte una sorta di econometria del cyberspazio, in cui tutto è quantificato e quantificabile, al di là e al di sopra delle qualità. 

Le medesime linee guide WAI, a prescindere qui dai loro enunciati e teoremi operazionali, danzano sul bilico di questa pericolosa contraddizione: da un lato, cercano di dare attuazione positiva al principio universalistico di acceso al web; dall'altro, riducono la grammatica dell'accessibilità dei siti web a blocchi normativi di taglio calcolistico e misurante. Ci sembra questo il limite epistemologico e culturale di fondo delle linee guide WAI che nemmeno la bozza della nuova versione sembra aver adeguatamente affrontato.

Occorre, dunque, rendere più solida la base cognitiva ed epistemologica delle regole di accessibilità. Molti lo stanno facendo da molti anni (4). Cerchiamo di dare qui il nostro piccolo contributo.

Come è stato unanimemente riconosciuto, il modello a cui si ispirano i principi codificati dell'accessibilità al web è quello dell'"Universal Design" e/o "Design for All" (5). Il modello in questione è quello che ha dato corpo al paradigma della progettazione universale ed ha trovato, negli anni '80 del secolo scorso, le sue prime applicazioni nell'architettura e nel design dei prodotti. Giova riferirsi brevemente a questo paradigma.

Il paradigma della progettazione universale capovolge (in anticipo, si tratta di osservare) l'euristica dell'usabilità di J. Nielsen: fa perno su degli a priori di pianificazione che hanno lo scopo precipuo di ridurre la portata destrutturante degli interventi a posteriori, laddove si rendono necessari. Non cerca conferme a posteriori dei suoi codici aprioristici. Pone, piuttosto, in correlazione dinamica gli "a priori" e gli "a posteriori" in un ecosistema vivente in movimento e in via di correzione evolutiva, attraverso la risoluzione progressiva dei problemi di tutte le categorie e le tipologie di cittadinanza.

Non è l'utente tipico e/o medio (ammesso che esista), dunque, il referente principale della progettazione universale; bensì l'utente marginale: cioè, quello con un carico di problematiche (di vario genere) che gli inibiscono l'immediata e libera fruizione dello spazio. "Progettare per tutti" significa qui esattamente progettare a partire dai fruitori marginali, quei soggetti che l'organizzazione funzionale e strumentale dello spazio esclude e imprigiona in gabbie di emarginazione e non-comunicazione. Non a caso, uno dei cavalli di battaglia principali della progettazione universale è stato l'abbattimento delle barriere architettoniche, per la libera fruizione dello spazio urbano e abitativo.

Nel paradigma della progettazione universale, l'accessibilità è un concetto:

  1. trasversale: perché si rivolge ad un'utenza allargata e variegata, coinvolgendo temi e problemi di diverso ordine e grado;
  2. qualitativo: perché modifica i modi e i luoghi dell'abitare e del comunicare.

Il breve excursus che precede ci consente di porci due domande cruciali:

  1. in che termini il paradigma della progettazione universale è trasferibile al web? 
  2. in quali termini va, invece, rielaborato e/o rivisitato?

Il primo problema che rimane da affrontare è il seguente: la progettazione universale concerne lo spazio fisico; la web accessibilità, invece, lo spazio virtuale. La prima si avvale di costrutti teorici che categorizzano percorsi materiali; la seconda, invece, predispone strutture cognitive e normative specificamente rivolte allo spazio virtuale. In sostanza, mentre la progettazione universale definisce categorie immateriali per la risoluzione di questioni di ordine materiale, la web accessibilità propone categorie immateriali per la soluzione di problematiche materiali che hanno, però, modo di manifestarsi nell'immaterialità del cyberspazio.

Ora, sia le questioni della progettazione universale che le problematiche della web accessibilità riguardano, in concreto, l'esercizio dei diritti e le forme di espressione e partecipazione della democrazia. In tutte e due gli approcci (progettazione universale e web accessibilità), come si vede, le tematiche epistemologiche di base sono invariabilmente intrecciate con non inessenziali problemi politici, da cui dipende l'assetto delle forme della convivenza e la qualità dell'interazione sociale. 

A questo tornate del discorso, possiamo finalmente iniziare a dipanare il nodo della web accessibilità. 

3. Verso un paradigma della web accessibilità

Nella web accessibilità ci troviamo di fronte ad un ambiente costruito, la cui prima qualificazione è data da un'artificialità immateriale. I costrutti teorici, in questo caso, richiamano un intervento che non si localizza in un manufatto, ma in un artefatto che fa del superamento dei confini e limiti dello spazio fisico il proprio contrassegno specifico. Il web, come contesto, è un ambiente antropizzato attraverso le tecnologie immateriali dell'informazione e comunicazione. In quanto tale, è una particolare forma di antropizzazione dell'ambiente, nella scala dell'evoluzione sociale. Il combinato tecnologia/cultura raggiunge qui la sua massima tensione relativa.

L'antropizzazione attraverso l'immaterializzazione segna il passaggio all'attuale fase del ridisegno dell'habitat umano, di cui il web costituisce uno dei centri nervosi essenziali. L'ambiente immateriale del web involge e avvolge l'ambiente materiale circostante, al punto che tra i due non vi sono soluzioni di continuità, ma intersezioni complesse.

Il web come ambiente costruito è spazio antropico immateriale. Tuttavia, l'accesso al web non è un percorso naturalistico, ma vincolato. Non esiste un accesso immediato alla rete telematica; piuttosto, sono le condizioni sociali e l'integrità della salute dei cittadini che rendono fruibile la rete senza alcuna interposizione.

Le peculiarità della rete telematica sono, insieme, inclusive ed escludenti. Chi è dentro, ne trae tutti i vantaggi; chi rimane fuori, può farvi ingresso solo se la rete modifica le sue caratterizzazioni genetiche e distributive. Se, cioè, viene a capo della sua razionalità escludente e qualifica l'accesso, per intero e senza contraddizioni, in termini di democrazia partecipata.

Se tutto ciò ha un senso, il progetto della web accessibilità non può che disporsi, elaborarsi e verificarsi intorno a due fuochi cruciali:

  1. qualificarsi come bene immateriale inclusivo, a forte caratterizzazione democratica e partecipativa;
  2. essere alimentatore di una razionalità ecologica e dialogica.

Nello specifico, non si tratta semplicemente di risanare o "bonificare" un equilibrio eco-sistemico deturpato (6). Siamo chiamati ad un'operazione ancora più complicata e difficile. È questione di lavorare a nuove forme di interazione sociale, attraverso moduli non competitivi, ma cooperativi; il tutto proprio a partire dalla specificità del web.

In altri termini, il progetto della web accessibilità deve dotarsi di una propria cultura e caratterizzarsi come ecologia culturale complessa, prima ancora che come (pur ineliminabile) intervento tecnico. Per l'elaborazione e attuazione del progetto, occorre mobilitare risorse individuali e collettive e acconsentire, in corso d'opera, a nuove forme di mobilitazione e di pianificazione degli obiettivi.

In tutto ciò, l'efficacia operativa del progetto è solo uno dei requisiti richiesti; forse, nemmeno il più rilevante. Che il progetto abbia un'alta soglia performativa non è, di per sé, garanzia della sua efficacia sociale, comunicativa e culturale. È a livello multi sistemico e multi comunicativo che va verificata la coerenza culturale ed epistemologica del progetto.

Il progetto della web accessibilità deve essere:

  1. multi sistemico: convertire, cioè, gli input dei sistemi dell'esclusione in output sistemici inclusivi;
  2. multi comunicativo: intercomunicare, cioè, alfabeti multipli, oltre i codici e i segni dei linguaggi convenzionali.

Il paradigma che lo sorregge non può che incardinarsi sulla universalità intercomunicativa delle differenze: dal livello "alto" delle identità a quello "basso" degli strumenti dialogici operativi.

(aprile 2011)

Note

(1) J. Clark, Un web accessibile a tutti, Intervista di A. Volpon, 23/10/20002. J. Clark è uno dei più rinomati esperti mondiali di accessibilità ed autore dell'affermato "Building Accesible Websites".
(2) Sull'argomento, calzanti paiono le critiche di F. Berardi, Dissociare il webdesign dall'usabilità e di Maurizio Boscarol, Usabilità e creatività.
(3) Cfr., sul punto, M. Boscarol, op. cit.. In particolare, Boscarol - come già F. Berardi - confuta con acume le euristiche di J. Nielsen, uno dei massimi esperti mondiali dell'usabilità e fautore di una posizione che possiamo definire "usabilità fondamentalista".
(4) A titolo puramente esemplificativo, sul tema, si rinvia agli articoli di M. Boscarol presenti sul sito Usabile.it e alla complessa opera che da anni sta conducendo M. Diodati sul suo sito Diodati.org.
(5) La bibliografia, al riguardo, è sterminata. Ci limitiamo qui all'essenziale, richiamando le opere che hanno più diretta attinenza col nostro discorso. Per l'applicazione al web dei concetti di base evocati, si rinvia, per tutti, a Laura Burzagli-P. Graziani, Accessibilità di siti web. Per l'enucleazione delle linee generali del paradigma della progettazione universale, invece, richiamiamo alcuni significativi lavori di F. Vescovo: L'accessibilità urbana: considerazioni di base e concetti introduttivi, "Paesaggio Urbano", n. 1, gennaio-febbraio 1992; La città di tutti,  "Paesaggio Urbano", n. 2, marzo-aprile 1995; Universal Design: un nuovo modo di pensare il sistema ambientale per l'uomo, "Paesaggio Urbano", n. 1, gennaio-febbraio 2000;  Progettare per tutti spazi accessibili, "Paesaggio Urbano", n. 1, gennaio-febbraio 2001.
(6) È stato, questo, il caso della "progettazione partecipata" che, a cavallo di XIX e XX secolo, fu lanciata in America da P. Gedes, in particolare in "Cities in Evolution". Il progetto di Gedes, pur non essendo applicabile integralmente al web, rimane un riferimento di estremo interesse, proprio per le sue forti valenze ecologiche e politiche.

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