A MONTE DELL'ACCESSIBILITÀ.
GLI STEREOTIPI CULTURALE DA ABBATTERE
di Antonio Chiocchi

1. Diritto alla conoscenza e accesso al sapere

Il tema dell'accessibilità richiama e mette in gioco questioni e diritti di non poco peso che, generalmente, rimangono confinati sullo sfondo della discussione pubblica. Se proviamo, per un momento, a risalire alle problematiche che stanno a monte dell'accessibilità, ci rendiamo immediatamente conto che le barriere entro cui inciampiamo nel web non sono altro che il risultato coerente di un modo di distribuzione della conoscenza non certo partecipativo.

Il modello generale in opera nelle democrazie avanzate assegna alla conoscenza ed al sapere, in una misura eccessiva, la funzione di risorse finalizzate all'incremento dei poteri di decisione, in qualunque campo dell'attività umana e sociale. La crescita della conoscenza diventa, in parte rilevante, una variabile della estensione del raggio d'azione dei poteri di decisione e di controllo, a cui non corrisponde un pari ampliamento dei diritti di chi a quei poteri è sottoposto. Più si è confinati ai margini dei "luoghi di decisione", più si è resi "soggetti deboli" in quanto a titolarità ed esercizio dei diritti.

Non stupisce, quindi, che il diritto alla conoscenza e l'accesso al sapere siano rientrati in quella ampia categoria di diritti universali  formalmente riconosciuti, ma attuati con crescente difficoltà. Circostanza che segnala quanto profondamente le democrazie avanzate si dibattano in una cruciale contraddizione, di principio e di fatto, che va ad allungare e rendere più stridente la lista dei loro dilemmi.

Diritto alla conoscenza ed accesso al sapere sono rispettivamente diventati:
  1. un diritto differenziato: il diritto alla conoscenza dipende, in larga misura, dai processi di inclusione ed esclusione determinati dalla differenziazione sociale
  2. ;
  3. un accesso asimmetrico: l'accesso al sapere è a geometria variabile, nel senso generale che chi più può, più sa
  4. .

Così stando le cose, le clausole dell'universalità della conoscenza e dell'accesso decadono e si delinea l'ennesima situazione in cui i diritti formalmente riconosciuti non corrispondono ai diritti realmente garantiti. La divaricazione tra diritto formale e diritto sostanziale diventa particolarmente penalizzante per le categorie sociali più deboli e non protette, come i diversamente abili, che già patiscono fisiologicamente un gravoso carico di inibizioni giuridiche, afflizioni culturali e discriminazioni sociali.

 2. I veri disabili siamo noi

Le barriere all'accesso universale dei diritti: ecco il centro propulsore da cui dipartono le questioni di accessibilità al web. Ed esattamente da qui nascono gli stereotipi culturali che incasellano la disabilità ed i diversamente abili come sospensione negativa della norma. Su queste basi, il termine di confronto permanente della disabilità finisce con l'essere la normalità. Fino a che questo modulo culturale agirà nella coscienza di ognuno di noi e dell'intera società, il massimo di attenzione a cui un diversamente abile può aspirare è quello di essere aiutato ad avvicinare il più possibile il modo d'essere e le prestazioni delle persone normali.

Ma, come ci ha ricordato G. Pontiggia in uno splendido libro, le cose non stanno così: un diversamente abile non deve lottare per essere normale, ma per diventare se stesso (1).

A monte dell'accessibilità, operano stereotipi culturali che dobbiamo imparare a fronteggiare adeguatamente, per lasciarceli positivamente alle spalle. Si tratta di apprendere la difficile arte di considerare l'Altro, qualunque sia la sua espressione e la sua soggettività, una identità personale compiuta, a cui va attribuita la stessa dignità che riconosciamo a noi stessi. 

La normalità, da questo punto di vista, è un difetto, a misura in cui ci rende ciechi e sordi, insensibili e indifferenti, spaventati e ostili. Dobbiamo alimentare un processo che ci faccia tendere al superamento di quello stato di normalità che ci induce a disprezzare o considerare inferiore tutto ciò che non rientra o non è incasellabile nei suoi codici.

Un portatore di disabilità si para innanzi a noi come un soggetto diverso: diversamente abile, appunto. La sua identità non si costruisce e ricostruisce come ricalco minimo o approssimativo della nostra: è già data e si segnala per la dirompente differenza che la divide da noi. Ma la divisione non scatta dai comportamenti e opzioni del diversamente abile; parte, invece, dalla nostra mente e dalla nostra coscienza, nel momento in cui lo giudichiamo inferiore e, per questo, lo isoliamo ed emarginiamo. Nella realtà, i veri disabili siamo noi, incapaci di attenzione, di amore e solidarietà.

Come dice Pontiggia, un diversamente abile nasce due volte, perché il processo che lo conduce a diventare se stesso segna la sua seconda nascita. Ma anche un normalmente abile, ribadisce ancora Pontiggia, è chiamato ad una seconda nascita: alla rinascita di sé nel rapporto con l'Altro, per uscire fuori dai suoi pregiudizi e dal suo complesso di superiorità. In sostanza, deve riuscire ad affrancarsi dalle chiusure del suo ego e dai limiti della propria soggettività.

Un diversamente abile, pur essendo diverso, è come noi: ha per intero dignità umana. Forse, rappresenta qualcosa che va oltre l'umano. Un diversamente abile, infatti, è l'umanità che si ribella e cerca se stessa dal profondo della sventura. In questa ricerca, va oltre l'umano conosciuto e che noi abbiamo comodamente etichettato come normale. Un diversamente abile, in questo senso, va inteso come un dono, non già un peso. Imparando a dialogare con lui e apprendendo dalla sua umanità, noi possiamo varcare i sentieri dentro cui le nostre paure e i nostri egoismi ci hanno esiliato.

3. Mondo accessibile e web accessibile

Un web accessibile, nel senso più proprio del termine, nasce solo da un mondo accessibile, in cui i diversamente abili siano soggetti titolari in pieno di diritti universali e di diritti particolari, costruiti secondo le loro esigenze e richieste. Solo in un mondo che renda accessibili i diritti, la conoscenza e i saperi il web potrà essere effettivamente accessibile. D'altra parte, costruire un web accessibile è un atto concreto per rendere il mondo progressivamente più accessibile.

La complessità di questi processi culturali e sociali impegna l'insieme delle istituzioni ed ognuno di noi: siamo tutti chiamati non solo ad ad esigere i nostri diritti, ma anche a spenderci per i diritti degli altri. L'universalità dei diritti implica proprio questa doppia direzionalità: da noi verso gli altri e dagli altri verso di noi.

Ecco perché i discorsi sul web accessibile non sono riducibili alla pianificazione ed al rispetto rigoroso di standard sintattici. Sia chiaro: definire regole sintattiche sempre più impegnate a favore dei diversamente abili è una mossa irrinunciabile, per la costruzione e sviluppo di un web sempre più democratico e partecipato. Tuttavia, seppur necessaria, la mossa non è ancora sufficiente.

Le "regole" sintattiche della Web Accessibility Initiative (WAI) per la costruzione del web accessibile, pur meritorie, non risolvono la questione, al di là dei limiti e degli eccessi di rigidità che talora le caratterizzano (2). Intanto, come i più avvertiti sviluppatori non hanno mancato di sottolineare, un sito web non ha soltanto una sintassi, ma anche una semantica e, dunque, non è riducibile all'assemblaggio di un linguaggio rigoroso, puntualmente validato. Ma, soprattutto, un sito web, oltre ad avere un valore semantico, è uno spazio di creazione e comunicazione di conoscenza. Dunque, è soggettività condivisa.

Sta a queste soggettività, allora, la verifica della accessibilità di un sito web, non già a linguaggi rigorosi ben definiti e pur necessari. L'interscambio e lo scambio dei ruoli e delle funzioni tra le soggettività in comunicazione è il terreno elettivo su cui l'accessibilità di un sito web va costantemente verificata e progressivamente migliorata. Chi crea comunicazione e conoscenza a monte del sito web deve consentire che a valle di esso si produca egualmente un processo comunicativo e conoscitivo, capace di interagire con i dati informativi originari ed il modo con cui sono organizzati ed offerti, per modificarli laddove è necessario. Un sito web accessibile è, quindi, un laboratorio comunicativo in cui tutte le identità coinvolte sono soggetti attivi che, influenzandosi reciprocamente, generano dati inediti e innovativi.

Da questo punto di vista, un sito web accessibile non è solo costruito a misura dei diversamente abili, anche se ciò rientra tra i suoi scopi primari, ma si rivolge a tutti e tutti ne possono fruire vantaggiosamente: è una risorsa universale. Il suo obiettivo è rendere l'accesso universale. Inoltre, non solo valorizza i diversamente abili, ma è valorizzato dai diversamente abili.

Tocchiamo qui con mano uno dei maggiori problemi di democrazia e giustizia del nostro tempo: l'accesso. Se, come dice J. Rifkin, la nostra è l'epoca dell'accesso (3), dall'accesso non solo sono esclusi i diversamente abili, ma più dei due terzi della popolazione mondiale. Un web accessibile lavora proprio nella direzione del ripianamento di questa sperequazione. Ed è in questa prospettiva che le indicazioni dei diversamente abili si rivelano estremamente preziose.

Che dobbiamo dirigerci verso un nuovo concetto di "essere umano", appare un dato ormai evidente, come lo stesso Rifkin riconosce (4) ed il cyberfemminismo da più di un quindicennio va tenacemente sostenendo (5). Senza scomodare, nell'occasione, queste e altre complesse teorie, possiamo dire che è già l'esistenza in sé del diversamente abile, in quanto altro dall'umano etichettato come normale, a spingerci verso una riconsiderazione dei codici attraverso cui abbiamo finora definito l'umanità.

Come abbiamo già accennato, i diversamente abili e l'Altro in generale ci spingono verso un'oltreumanità in cui l'uomo abile e sapiente non occupa più il centro della scena; subentrano gli esseri così come sono e diventano, con tutto il carico delle loro diversità. Dobbiamo abituarci a guardare oltre l'orizzonte dell'handicap: vedere non solo e non tanto menomazioni, ma diversità a cui andare incontro e da cui trarre alimento per diventare esseri umani diversi.

Appare chiaro a tutti che qui si tratta non solo di creare una nuova teoria dei diritti, ma anche e soprattutto di aprire ed ampliare la pratica di nuovi diritti, in tutti i luoghi e le forme possibili. Dentro e fuori il web.

(aprile 2011)

Note

(1) G. Pontiggia, Nati due volte, Milano, Mondadori, 2002.
(2) Si vedano, sul punto, le ben argomentate e condivisibili linee critiche di M. Diodati, Accessibilità. Guida completa, Milano, Apogeo, 2007.
(3) J. Rifkin, L'era dell'accesso. La rivoluzione della new economy, Milano, Mondadori, 2000.
(4) Ibidem, pp. 313 ss.
(5) Cfr., in particolare, Donna Haraway, Manifesto cyborg, Milano, 1995, Feltrinelli.

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