SOGGETTO A MUTAMENTI
EDITORIALE
di Sergio A. Dagradi


Chi controlla il silenzio, controlla il discorso
Christoph Wulf


È ospitata, a partire da questo numero della rivista, una nuova sezione: Soggetto a mutamenti. Un titolo forse criptico e che necessita indubbiamente di alcuni chiarimenti diciamo così programmatici per essere opportunamente inteso e - soprattutto - per comprendere quale funzione all'interno della stessa rivista questa sezione possa avere.

La mia collaborazione con la rivista è nata attraverso uno scambio di messaggi di posta elettronica con la redazione in concomitanza con la pubblicazione di un mio breve saggio sulla guerra [1]. Nell'esporre i campi di insistenza delle mie ricerche si è subito mostrato vivo interesse da parte della redazione stessa, che ha chiesto la mia disponibilità appunto a curare, attorno a queste tematiche, una sezione all'interno della rivista.

Perché allora Soggetto a mutamenti?

Come rilevato da Michel Foucault in numerosi passaggi della sua riflessione, la costituzione degli individui in soggetti ha rappresentato uno degli snodi fondamentali dell'età moderna. Soggetti intesi anzitutto, nel processo di istituzione degli spazi politici della modernità, come esseri assoggettati; ma anche, di contro, come esseri assoggettanti. Il tema del soggetto si è presentato pertanto, fin dal suo emergere, come un tema in sé politico; forse addirittura il tema per eccellenza della politica moderna: attraverso il dispiegarsi dei dispositivi, degli apparati e delle istituzioni di disciplinamento degli individui prima; come gestione bio-politica delle masse, della popolazione poi. La questione del soggetto è posta quindi dalla modernità a partire dalle istituzioni che hanno reso un certo modello astratto di essere umano oggetto contemporaneamente di dominio e di un sapere connesso a tale dominio: la forma soggetto si è da sempre stagliata, genealogicamente, in relazione a specifici dispositivi anche veritativi, storicamente variabili, che hanno determinato i criteri di definizione della identità del soggetto stesso. In tal senso lo stesso Foucault ha introdotto il concetto di tecnologie del sé, con il quale si devono intendere quelle pratiche che consentono «[...] agli individui di eseguire coi propri mezzi o con l'aiuto degli altri, un certo numero di operazioni sul proprio corpo e sulla propria anima - dal pensiero, al comportamento, al modo di essere - e di realizzare in tal modo una trasformazione di se stessi» [2]. Attraverso l'uso di queste tecnologie gli individui si riconoscono quindi come soggetti: detto altrimenti, acquisiscono consapevolezza del loro esser presenti ed attivi all'interno di un sistema di relazioni e di rapporti con gli altri e la realtà. Potremmo forse anche esprimerci così, forzando probabilmente nella nostra interpretazione le intenzioni dello stesso Foucault: attraverso queste pratiche si giunge a definire e a riconoscere la propria identità attraverso il dispiegarsi di un sistema d'ordine del reale, che queste stesse pratiche stagliano come orizzonte di senso del vissuto esperienziale e nel quale potersi cogliere come soggetti, come parte attiva. Detto nuovamente: l'identità del soggetto, la sua elaborazione e la sua trasformazione, risentono delle pratiche di oggettivazione della verità, delle forme dei saperi e dei tipi di normatività della verità stessa socialmente veicolati e connessi circolarmente ai meccanismi ed alle istituzioni di potere.

L'uso della nozione di tecnologie rimanda a quell'uso fattone antecedentemente da Marcel Mauss quando parlava, in un suo famoso saggio di tecniche del corpo [3]. Con questo concetto Mauss intendeva sottolineare il carattere non naturale ed acquisito di tutti quei comportamenti e quelle gestualità che servono al soddisfacimento dei bisogni primari, quali ad esempio l'alimentazione, il riposo, la sessualità eccetera, e che, viceversa, sono stati a lungo ritenuti come comportamenti innati nell'uomo. Il postulato che ha mosso la sua ricerca è infatti quello che nulla vi è di naturale nel nostro comportamento, per cui diviene lecito impiegare il concetto di tecnica anche rispetto all'utilizzo che il genere umano fa del proprio corpo. Conseguentemente, considerando l'importanza che queste tecniche del corpo hanno avuto ed hanno nel definire l'identità dei soggetti che agiscono in contesti culturali differenziati, è possibile ritenere eurisiticamente fecondo, attraverso l'analisi di come queste tecniche sono diventate o meno oggetto di tematizzazione da parte delle stesse società, stilizzare in che modo, loro tramite, si è attuato un certo modello di disciplinamento dei corpi e non solo, e quindi poter seguire anche in una prospettiva storico-evolutiva come si è guardato da parte delle differenti culture agli individui come a soggetti sociali, ovvero come la nozione stessa di soggetto sia venuta emergendo a partire da questo orizzonte di attribuzione di identità, di identità sempre culturale [4].

Per Mauss, quindi, ogni gesto relativo al soddisfacimento di un bisogno del corpo è socialmente appreso: è espressione di un addestramento educativo proprio del contesto sociale di appartenenza e delle sue esigenze. In tal senso si parla quindi di tecniche del corpo nel riferirsi alle pratiche di cui il corpo non si fa solamente portavoce, espressione, ma attraverso le quali acquista una propria ontologia sociale: viene chiamato ad essere (tecnologia del sé), in un rimando sottile tra habitus, maschera e persona. È la tecnica socialmente definita che rimanda le membra disperse ad una dimensione segnica, ad un codice di senso nel quale poter trovare una decifrazione, a definirle in una unitaria identità, socialmente veicolata da quelle stesse pratiche (la maschera appunto quale metaforizzazione dell'aggregato di senso messo in scena dall'insieme delle pratiche che vengono esercitate), e quindi a far emergere il soggetto come persona.

Soggetto a mutamenti allora vuole proporsi come occasione di analisi, di riflessione, ma anche di sintesi rispetto a queste tematiche: assumere il soggetto, i soggetti, la pluralità dispersa dei soggetti, la moltitudine come punto di focalizzazione privilegiato per condurre il nostro discorso sulla società, che fattivamente attraversa da sempre questi soggetti, li modella, li domina, li produce. Ma anche come momento di puntualizzazione sulle tecniche di resistenza al potere, al dominio, a partire dai corpi, dai soggetti, dalle loro pratiche. Il soggetto come luogo della conflittualità, e quindi del mutamento.

Note

[1] Il gioco e il conflitto: due testi sulla guerra, n. 29/32, gennaio 2004-dicembre 2005.

[2] M . FOUCAULT, Tecnologie del sé, (1988), tr. it. Bollati Boringhieri, Torino 1992, p. 13.

[3] M. MAUSS, Le tecniche del corpo, (1936), tr. it. in M. MAUSS, Teoria generale della magia e altri saggi, Einaudi, Torino 1965, pp. 383-409.

[4] Su questi aspetti, in una prospettiva storica affine, si legga l'introduzione a D. ROCHE, Storia delle cose banali, (1997) tr. it. Editori Riuniti, Roma 2002, pp. 7-17.


[ Vai all'Indice della sezione ]       [ Torna al Sommario ]