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MULTIMONDO. GLOBALIZZAZIONE E CONFLITTO di Antonio Chiocchi |
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Note (1) J. Gray, Enlightenment's Wake: Politics and Culture at the Close of the Modern Age, London and New York, Routledge, 1995. Più recentemente, Gray ha ribadito questa tesi in Alba bugiarda. Il capitalismo mondiale e il suo fallimento, Firenze, Ponte alle Grazie, 1998. (2) Di passaggio: facendo nostro un asserto della tradizione del marxismo critico europeo affermatasi negli anni '20 e '30 del XX secolo, stabiliamo qui uno scarto semantico tra "utopico" ed "utopistico". Al primo concetto/termine assegniamo l'ordine discorsivo-linguistico dell'alterità reale possibile; al secondo, quello dell'irreale. (3) Cfr., in part., J. Gray, Alba bugiarda ..., cit., pp. 7-13. (4) Sia consentito, sul punto, rinviare ad A. Chiocchi, Rivoluzione e conflitto. Categorie politiche, Avellino, Associazione culturale Relazioni, 1995. (5) Per una investigazione del problema, si rinvia all'Editoriale n.5, settembre-ottobre 2000 di "Focus on line". Ora anche in A. Chiocchi, Focus 2000. Per ripensare la politica e le sinistre (cfr. il cap. V: "Rimozioni progressive. Il dibattito culturale a sinistra"), Mercogliano (Av), Associazione culturale Relazioni, 2001. (6) Cfr., ancora, il testo citato alla nota precedente. (7) Cfr. D. Held-A. McGrew-D. Godblatt-J. Perraton, Che cos'è la globalizzazione, Trieste, Asterios Editore, 1999, in part. pp. 12-14. (8) Questa è, viceversa, la posizione sostanziale delle "teoriche dell'impero", le cui formulazioni originarie e migliori si debbono ad M. Hardt-A. Negri, Empire, Paris, Exils, 2000; il libro è stato pubblicato originariamente dalla Harvard University Press nella prima metà del 2000. Due efficaci sintesi delle tesi sostenute nel testo sono fornite dagli stessi autori: (i) A. Negri: L'"Impero", stadio supremo dell'imperialismo, "Le Monde diplomatique-il manifesto", gennaio 2001, p. 3; (ii) M. Hardt, Impero (voce) in A. Zanini-U. Fadini (a cura di), Lessico postfordista, Milano, Feltrinelli, 2001. Interessanti argomentazioni intorno alle tesi che reggono il libro sono reperibili anche in rete: a) A. Monti, Leggendo Empire; b) M. Hardt-A. Negri, La produzione biopolitica; c) M. Lazzarato, Dal biopotere alla biopolitica. Sull'argomento, infine, si segnala la recentissima uscita di un altro libro di Negri: Il biopolitico: l'antagonismo politico, la biomodificazione e la nuova frontiera della globalizzazione, Roma, Castelvecchi, 2001. Di Toni Negri sono parimenti rilevanti su questo bacino problematico: La costituzione del tempo. Prolegomeni, Roma, manifestolibiri, 1997; Kairos alma venus multitudo. Nove lezioni impartite a me stesso, Roma, manifestolibri, 2000. Infine, va segnalato il precedente lavoro di M. Hardt e Toni Negri, Il lavoro di Dioniso. Per la critica dello Stato postmoderno, Roma, manifestolibri, 1995, 2000. Nel corso della nostra argomentazione, ci riferiremo, per lo più, in maniera indiretta alle posizioni di Negri e Hardt. Cercheremo, per lo più, di articolare le nostre considerazioni in positivo. Alla fine, comunque, i riferimenti e i sostanziali scostamenti di analisi saranno ben evidenti. Pur riconoscendo alle posizioni di Negri e Hard una serie di acquisizioni importanti e spunti di analisi rilevanti, il nostro discorso intende rompere ogni residuo rapporto con: (i) l'impianto marxiano, di cui conserveremo, di volta in volta, categorie isolate in contesti analitici rielaborati; (ii) i paradigmi della riproduzione sociale che da esso sono fatti discendere (per una prima critica in questa direzione, sia consentito rinviare ad A. Chiocchi, Rivoluzione e conflitto, cit.). Del pari, i nostri sforzi di analisi muovono nella direzione del valicamento di altre due barriere: la prima di genere teorico-epistemologico; la seconda d'ordine più squisitamente storico-politologico. È nostra intenzione approcciare un percorso di attraversamento irreversibile a confronto: (i) della epistemologia e della filosofia post-strutturaliste francesi (per intenderci, la linea genealogica Foucault-Deleuze-Guattari); (ii) il teorema operaista (più trontiano che panzieriano) e poi neo-operaista postulante le lotte operaie come "motore dello sviluppo". In Hardt e Negri, l'originario paradigma operaista (e neo-operaista) si ritraduce nel paradigma della "visione rovesciata della storia", secondo cui, sin dagli albori della modernità, è stata la "moltitudine" ad imporre al potere costituito e alla sovranità imperante i "contenuti" e le "forme" dello "sviluppo". Non a caso, abbiamo abbinato l'esigenza di oltrepassare l'impianto teorico operaista (e neo-operaista) a quella del superamento della filosofia post-strutturalista francese. Va osservato che le "teoriche dell'impero" si dotano in profondità di "variabili foucaultiane", a partire dalle categorie di "biopotere" e "biopolitica". Come è ben noto, per Foucault, è la "resistenza al potere" la chiave di volta, il prius che regola le relazioni potere sovrano-popolazione. Per il filosofo francese, se è sempre vero che il potere si esercita contro la popolazione, è altrettanto vero che è sempre la resistenza di quest'ultima a determinarne la dinamica, le forme e i contenuti (per una coerente lettura di questa "prospettiva foucaultiana", si rinvia al saggio di Lazzarato innanzi richiamato). Ma oltre ad influenze foucaultiane vanno, ancora, individuate non irrilevanti "presenze deleuziane" (e guattariane), come ne danno ampiamente conto Hardt e Negri. Per Deleuze, come è noto: (i) la vita si va definendo come resistenza al potere, allorché il potere assume come suo oggetto il governo della vita; (ii) laddove il potere si fa biopotere, la resistenza si pone direttamente come potere vitale per la vita. (9) Paradigmatiche le posizioni di J. Camatte che, in proposito, ha certamente fornito l'elaborazione teorica più avanzata. Di Camatte indicative, al riguardo, sono le seguenti opere: Comunità in divenire, Bologna, Gemeinwesen, 2000; Dialogando con la vita, Edizioni Colibrì, 2001. Ci siamo occupati, di passaggio, di queste posizioni di Camatte nell'Editoriale n. 6, novembre-dicembre 2000 di "Focus on line"; ora in A. Chiocchi, Focus 2000. Per ripensare la politica e le sinistre, cit. (10) Emblematiche, sul punto, le posizioni neo-operaiste che abbiamo esaminato criticamente nell'Editoriale n. 4, luglio, agosto-2000 di "Focus on line; ora in A. Chiocchi, Focus 2000. Per ripensare la politica e le sinistre, cit. (11) Come è sin troppo evidente è, questa, la posizione che corrisponde alle "teoriche dell'impero". (12) Paradigmatica la posizione espressa, sul punto, da H. Bey, Millennium. Dalle TAZ alla rivoluzione, Milano, Shake, 1997. Nel testo, Bey introduce non poche e non lievi correzioni rispetto alla sua opera precedente: T.A.Z. Zone temporaneamente autonome, Milano, Shake, 1991. (13) Cfr. la nota n. 8. (14) Poiché essa è "massa" e non "movimento", avremmo potuto dire, ricorrendo ad un lessico politico, forse, più intelligibile; ma certamente più impreciso e sicuramente anacronistico. (15) In ciò non si può non concordare con C. Formenti, Incantati dalla rete. Immaginari, utopie e conflitti nell'epoca di Internet, Milano, Cortina, 2000, pp. 266-271. Il lavoro di Formenti si segnala anche come un felice ed acuta esposizione critica dei vari approcci alla "post-modernità realizzata", tanto sul piano analitico che su quello dei modelli politici conseguentemente codificati. (16) Per prime e sparse ricognizioni intorno a questo campo di problemi, si rinvia ai precedenti Editoriali di "Focus on line". |
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