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Temi del dibattito politico italiano.

MANOVRE IN CORSO. (*)
Leader e leadership nella "Casa delle Libertà"
di Antonio Chiocchi

1. In un articolo del luglio scorso, avevamo così fotografato la situazione interna alla "Casa delle libertà": redistribuzione del potere a somma zero (1). Volendo, con ciò, significare l'intangibilità del potere di Berlusconi che rimaneva il dominus assoluto della coalizione, spostando ora di qua e ora di là, come pedine sulla scacchiera, i litigiosi alleati, senza che rimanesse pregiudicata la sua leadership carismatica. Ogni leader della coalizione si limitava a chiedere più potere per sé, a detrimento degli altri leader, ma sempre rispettando e confermando il predominio del premier.  

Lo scenario pare ora mutato. Il gioco di simmetrie e complementarità, in virtù delle quali il potere assoluto di Berlusconi rimaneva in perfetto equilibrio, è entrato in crisi, complice la presidenza italiana di turno nella CE. La recente proposta di Fini del voto amministrativo agli extracomunitari lo ha disvelato. La mossa del vicepremier è stata, certo, attentamente studiata. Essa appare modellata su un doppio ordine di esigenze: 

a) la prima di carattere interno: incrinare il "patto di ferro" Berlusconi-Bossi e redistribuire il rapporto di forza coalizionale a favore di An;

b) la seconda di carattere esterno: ridefinire in senso moderato l'orizzonte politico-culturale della destra, tanto da porre se stesso come unico leader credibile per il dopo-Berlusconi.

Le due esigenze, pur convergendo nell'immediato, hanno una tempistica diversa. La prima si snoda sul breve-medio termine; la seconda, sul medio-lungo periodo. Nonostante  la tempistica differente, esse sono regolate da una logica politica unitaria. Appare chiaro che soltanto incrinando l'asse Berlusconi-Bossi, Fini può realisticamente candidarsi e spendersi come leader del futuro prossimo.

Sul piano interno, la mossa di Fini ha sortito i suoi effetti. Berlusconi e Bossi hanno dovuto digerire la proposta di An sul voto agli extracomunitari, affermando esplicitamente che essa, in quanto tale, non incrinava il "patto di governo", essendone fuori (2)

Anche sul piano esterno la mossa ha incontrato un quasi generale plauso: persino la "sondaggistica" ha dato ragione al vicepremier, confermando che la maggioranza degli italiani gli è favorevole.

Curiosamente, ma non troppo, le resistenze maggiori Fini le ha incontrate nel suo partito e nel bacino elettorale di riferimento, storicamente caratterizzati da una consistente e stratificata cultura razzista e xenofoba.

Ma è troppo presto, per fornire delle valutazioni conclusive su tutti i "fronti" aperti dall'iniziativa del vicepremier. Quello che appare certo è che è cominciata una nuova stagione politica all'interno della "Casa delle libertà". Che non è quella del "sub-governo Fini-Follini" (come con efficacia sostenuto dagli editorialisti politici de "il Riformista") e nemmeno quella della "resa dei conti" (come sperato da ampi settori del centrosinistra e della sinistra che vedono la crisi di governo dietro l'angolo).

Il logoramento dell'azione di governo appare sempre più chiaro. L'inadeguatezza della leadership berlusconiana rifulge, anche per effetto della concomitante presidenza italiana alla CE. Ormai, ogni ministro va a ruota libera e disconferma il giorno successivo gli impegni assunti quello precedente. Manca il sia pur minimo quadro di certezze, sia con riferimento alle politiche macroeconomiche che a quelle micro. Non si conoscono nel dettaglio gli impegni di spesa e i volumi di entrata, per effetto dei ritardi e delle oscillazioni pendolari della "legge finanziaria" che, giorno dopo giorno, va disegnando immaginifici "balletti delle cifre".

Per non parlare del versante più propriamente politico-sociale delle politiche di governo, con il varo di una "riforma strutturale" delle pensioni tanto iniqua quanto poco realistica. A niente valgono le protezioni del ministro Maroni che nasconde al Parlamento l'emendamento alla finanziaria che tratta la delega alla riforma pensionistica, nella speranza di incrinare la compattezza del fronte sindacale. Eppure, quel fronte era stato diviso proprio dall'azione di governo col "Libro Bianco" e col "Patto per l'Italia". 

A tacere, infine, delle campagne politiche di demonizzazione dell'avversario, con la "Commissione Telekom Serbia" rivelatasi un boomerang nelle mani di sprovveduti apprendisti stregoni. 

 

2. Il governo Berlusconi dà una pessima rappresentazione di sé e vede precipitare in picchiata il suo consenso sociale. Non è immune nemmeno dagli agguati dei "franchi tiratori", come accaduto alla Camera per l'approvazione della "legge Gasparri". Eppure, continua ad andare avanti, come se niente fosse: come se tutto fosse rimasto eguale al maggio del 2001. L'incapacità di aggiungere variabili consistenti alla sua azione, a fronte dei nuovi eventi e delle nuove condizioni politiche, lo priva di prospettive, per cui rimane ostaggio di scelte di piccolo cabotaggio e di furberie autolesionistiche, affastellate alla meno peggio.

Con la sua proposta, Fini ha inteso smarcarsi da questi evidenti limiti: li ha giocati a suo favore, presentandosi come il leader più accorto dell'oggi e, insieme, l'unico leader spendibile per il domani. Nell'immediato, intende ridurre il danno per sé e la coalizione; in prospettiva, si candida come il nuovo padrone della "Casa delle libertà", tanto all'interno che all'esterno della coalizione. Non siamo, quindi, in presenza dell'ipotesi di un "subgoverno" e nemmeno di fronte ad "una resa dei conti". Piuttosto, si vanno disegnando le prime trame per una riconfigurazione della leadership della "Casa delle libertà". 

Che il gioco riesca è, ovviamente, un altro discorso e rimane tutto da verificare. Ma, indubbiamente, questa pare la prospettiva aperta da Fini che ha inteso anticipare anche le mosse dell'alleato Udc, con cui v'è concordanza conformemente agli scopi, ma discordanza conformemente ai mezzi ed ai ruoli. La leadership accarezzata da Fini è anche agognata dall'Udc per se stessa. An e Udc sono alleati rispetto ai processi di riaggiustamento politico e competitori rispetto alla leadership. In termini di processo, ad entrambe basta isolare e spingere Berlusconi sempre più verso la Lega, per staccarlo, poi, facilmente dall'abbraccio bossiano e tremontiano. In termini di competizione, l'incipiente lotta per la leadership tra loro incombente apre il fianco alle contromosse di Fi e della Lega.

Strutturalmente, tutta la complessa manovra di Fini pare, però, edificata su un puntello non sufficientemente saldo e che, cedendo, può far crollare tutta l'operazione. Il presupposto su cui si regge la manovra di Fini è la difesa della "Casa delle libertà" così come è. Su questo dato viene fatta attecchire la strategia della riconfigurazione di medio periodo dei meccanismi della leadership. 

Il fatto è che la "Casa delle libertà", proprio così come è, corre il rischio di perdere sia le prossime elezioni europee che quelle politiche. Il problema di Fini è quello originario: porre argine alla "dittatura del premier", sotto la cui ala protettiva è stato cooptato nella "stanza dei bottoni" ed è politicamente cresciuto come leader. Egli ha la necessità di disfarsi del "protettorato berlusconiano" e, insieme, è esposto al forte rischio che, privato della "copertura berlusconiana", non funga da attrattore e catalizzatore di voti. 

Conseguenze devastanti possono dispiegarsi anche nella prospettiva di breve termine. Se è vero che Fini nell'immediato tende a conservare la "Casa delle Libertà" così come è, per poi in prospettiva volgerne a proprio favore la forza politico-elettorale, la sua mossa appare esposta ad un rischio letale, proprio sull'orizzonte del contingente. Il vicepremier rischia di pagare la sua vittoria sul voto agli extracomunitari con l'inasprimento dell'instabilità della coalizione, aprendo il vaso di Pandora dei veti incrociati e delle vendette parallele.

Possono delinearsi scenari di ambivalenza politica di questo tipo: un piano di azione vedrebbe il governo incapace di portare avanti e rinnovare il proprio programma; sull'altro le forze della coalizione si scontrerebbero in Parlamento su questa o quell'altra singola legge. Al polo dell'esecutivo si consumerebbe il rituale dell'accordo e della coesione di governo, con Berlusconi che, comunque, imporrebbe la propria agenda politica. A quello parlamentare, la coalizione: a) si scambierebbe stilettate ed agguati sui temi del programma di governo; b) litigherebbe su tutta o quasi tutta la materia non prevista dal "patto di governo".

Gli effetti di logoramento sarebbero micidiali: il governo si manterrebbe in piedi, provvedendo in prima persona a deteriorare la propria azione e la propria immagine. Un'inarrestabile progressione di delegittimazione implosiva condurrebbe la "Casa delle libertà" alla scadenza del mandato in una posizione di grande debilitazione politica. 

Tali esiti potrebbero essere evitati solo con la stasi politica e il procedere per inerzia dell'azione di governo. Possibilità di difficile realizzazione, visto che sono stati intaccati e messi in discussione i meccanismi di leadership su cui la "Casa delle libertà" era stata eretta. In ogni caso, l'inerzia politica, in questa fase, non sarebbe la migliore alleata dell'esecutivo in carica, viste le decisioni urgenti e non differibili calendarizzate dall'agenda politica, rispetto cui lo stesso non-decidere sarebbe una decisione grave. 

Per il concorso delle circostanze enumerate, possiamo definire la strategia di Fini come non-strutturale, proprio per il fatto che essa non incide nella struttura dell'azione di governo, ma ne conserva intatta l'architettura. Non è sufficiente la messa ai margini della Lega, per il rilancio positivo della coalizione, anche a livello di immagine. Il problema principe dell'esecutivo Berlusconi non è costituito da Bossi: Bossi non era un problema; lo è diventato, a misura in cui gli è stato concesso di recitare un ruolo ridondante rispetto al suo peso elettorale. Ciò ha oscurato i problemi veri dell'esecutivo che si è nascosto dietro Bossi. 

Inoltre, ma non secondariamente, la mossa di Fini appare largamente insufficiente al cospetto del crescente declino economico e sociale del paese, di cui la "Casa delle libertà" non è l'unico, ma sicuramente il maggiore responsabile in ordine di tempo. Declino che richiede una radicale revisione di programma al governo di centrodestra.

E, dunque, occorre qualcosa di più che il deterioramento del rapporto preferenziale Berlusconi-Bossi-Tremonti, per rendere operativamente efficace l'ipotesi finiana della riconfigurazione della leadership. Qualcosa che già da ora indichi ad interlocutori ed elettorato un'azione di governo qualitativamente diversa e capace di cimentarsi con i più gravi ed urgenti problemi del paese. 

Che il vicepremier abbia volontà, capacità e possibilità da spendere in tale direzione rimane tutto da vedere. Anche perché questo significa, di necessità, disegnare una "Casa delle libertà" diversa. Non si tratta, dunque, soltanto di un problema di leader e di leadership; ma anche e soprattutto di linea, progetto e attore di governo. Col che ritorniamo al problema irrisolto del coagulante di coalizione, su cui abbiamo già avuto modo di soffermarci (3).

Aver messo in discussione i cardini intorno cui era stata edificata la leadership nella e della "Casa delle libertà", senza contestualmente prefigurare "contenitori" e "contenuti" diversi appare il punto più dolente della mossa di Fini. La qual cosa lo espone all'alto rischio dell'insuccesso tanto all'interno che all'esterno della coalizione, a partire dalle contromosse e reazioni del "leader massimo", nei confronti di cui non basteranno più gli attestati di stima e di fedeltà. 

(17 ottobre 2003)

Note

(*) Il presente articolo va letto congiuntamente all'altro che lo segue Segnali di fumo. Leader e leadership nell'Ulivo ed entrambi posti in riferimento a Coalizioni senza coagulanti. La nuova regola aurea del sistema politico italiano.

(1) Si tratta di Coalizioni senza coagulante, dianzi citato.

(2) Non prendiamo qui in esame il merito della proposta di legge di An; ci limitiamo a valutarne la valenza politica in funzione del riequilibrio del rapporto di forze all'interno della "Casa delle libertà", in prospettiva immediata e nella lunga durata. 

(3) Rinviamo ancora a Coalizioni senza coagulante. La nuova regola aurea del sistema politico italiano.