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NELLA RETE
Culture della rete/Culture per la rete.

SU ALCUNI LIMITI CULTURALI DI INTERNET
Una proposta di discussione
di Antonio Chiocchi

 

1) Se, come dice N. Negroponte, "essere digitali" è un modo di vivere, è indubbio che Internet di questo modo costituisca una delle postazioni più avanzate.

Con la sua esplosione, tutte quelle tendenze che, dagli anni ‘60-’70 in poi, hanno veicolato la progressiva affermazione dell’immateriale sul materiale hanno conosciuto una poderosa accelerazione.

Non solo. Nell’era di Internet, si sono affermate nuove e imprevedibili forme di espressione che hanno rapidamente condotto alla prevalenza del virtuale sul reale, in tutti i campi della comunicazione culturale, sociale, politica e interpersonale, nell’immaginario collettivo e individuale.

Un "mondo senza confini" è l’orizzonte della "galassia Internet". Tutti abitiamo questa galassia, sia facendovi accesso come navigatori, sia subendone la fascinazione e gli effetti come "non navigatori".

Internet è uno spazio e un mondo (meglio sarebbe dire: "lo spazio degli spazi" e "il mondo dei mondi") con cui l’esperienza di tutti deve fare i conti.

Eppure, questo "spazio degli spazi" e questo "mondo dei mondi" si trovano compressi tra mille pastoie.

Da più parti e da svariati anni, è stata ravvisata l’inadeguatezza delle pachidermiche modalità di connessione e trasmissione che costituiscono una sorta di infezione virale che aggredisce Internet per linee interne, compromettendone i potenziali di crescita e sviluppo. I tempi eterni di connessione e trasmissione si rivelano non conformi al carattere di medium multitemporale e multispaziale proprio di Internet.

È la logica del "tempo reale" che viene qui compromessa, subendo una dilatazione temporale smisurata che, nel contempo, restringe tutte le scale spaziali disponibili.

Questo "limite di Internet, malgrado Internet" è stato da tempo individuato e certamente saranno trovate, più meno a breve, le soluzioni tecnico-organizzative. In ogni caso, la materia è più che abbondantemente discussa in rete: chi è in cerca di ragguagli più precisi trova in essa disponibile un vasto campionario di materiale.

Vogliamo qui evidenziare, invece, un limite della rete su cui, a torto, non si è ancora sufficientemente discusso. Intendiamo riferirci al rachitismo culturale di cui Internet soffre.

È vero che Internet è una formidabile macchina di connessione di culture e linguaggi di ogni tipo. È vero che Internet fa della frantumazione e babele dei discorsi la sua condizione di esistenza e il suo regno. E tuttavia, rintracciamo sulla rete un costitutivo e ostinato vizio di dialogica culturale.

Negli scarni punti successivi, cercheremo di delineare primi e provvisori elementi di analisi, per aprire sull’argomento una discussione che speriamo ampia e articolata.

Ci scusiamo, fin d’ora, dell’inadeguatezza e stringatezza delle considerazioni che proporremo, auspicando che altri colmino le lacune del nostro intervento.

 

2) Internet è animata da una dinamica interna con radici proprie e processi di autosviluppo, autogenerazione e autodifferenziazione che non possono essere ricondotti sotto logiche di dominio. Le culture che l’abitano e in essa proliferano sono infinite.

Mano a mano che Internet si espande, le culture e i nodi della rete si decentrano. Internet è la macchina decentrata intelligente per antonomasia.

Non solo. Internet, proprio in quanto macchina complessa decentrata, è quello spazio/tempo in cui entrambi i poli della comunicazione possono alternativamente essere (e sono) sia trasmittenti che riceventi. Qui la logica della comunicazione non è unidirezionale ed è molto di più che bidirezionale.

La razionalità comunicativa di Internet è reticolare. In essa, nessuna gerarchia è duratura; nessuna posizione è ultimativa.

L’agire comunicativo della rete, grazie all’interattività, disloca il contatto con Altri e l’Altro. Chi è o va in rete rompe istantaneamente la camicia di forza della propria autoreferenzialità. L’immateriale e il virtuale divengono le risorse contro i limiti del materiale e del reale.

È anche vero il contrario, però. L’agire interattivo della rete, da spazio di libertà, può risolversi in una nuova "forma di schiavitù", partorendo nuove autoreferenzialità di massa, con solitudini diffuse decentrate intorno alla rete e pericolose forme di alienazione da dipendenza telematica.

Ecco che già qui si rivela il profilo articolato e contraddittorio delle rete che non è assolutamente possibile risolvere con demonizzazioni semplicistiche e nemmeno con enfatizzazioni superficiali. Internet è una macchina complessa assai delicata, ambigua, destrutturata e destrutturante per sua natura.

 

3) La questione dell’ambiguità sfuggente della rete non è risolvibile con l’approccio riduttivo che delega la completa risoluzione del problema all’uso che di Internet si fa.

In nessun campo, e meno mai che in questo, gli usi tracciano l’impronta digitale di un fenomeno. Concorrono a mostrarne le molteplici facce, i lati oscuri e le potenzialità riposte o rimosse, le crepe ecc.; niente di più e di meno.

È vero: esiste un uso conservativo e un uso innovativo della rete.

Come esiste un uso normalizzatore e un uso alternativo della rete.

Ma la rete non è, per sua natura o per la natura degli impieghi che se ne fanno, di volta in volta innovativa, conservatrice, alternativa, normalizzatrice ecc.

Della rete non si potrebbe fare un uso emancipante, se le ragioni della libertà non fossero scritte nel suo DNA. Parimenti, non se ne potrebbe fare un uso alienante, se nel suo codice genetico non fossero reperibili anche tracce cospicue del "demone" della monetizzazione delle risorse e delle relazioni umane.

C’è chi vede la rete come grande occasione di libertà. E chi, invece, come grande occasione di guadagni. Il paradosso è che la rete è tutte queste due cose insieme e tante altre ancora.

Non necessariamente, poi, le due anime di Internet appena descritte confliggono tra di loro.

Il guadagno non è, in quanto tale, nemico della libertà; e viceversa.

Si pensi, per esempio, al commercio "equo e solidale" che proprio dalla rete ha ricevuto ulteriore impulso. Si pensi, ancora, al ribaltamento delle logiche che governano il mercato, mettendo al primo posto il consumatore e al secondo il business. Si pensi, sempre su questa linea di ragionamento, ad un’economia delle qualità, articolata intorno alla soddisfazione dei bisogni umani più profondi.

Utopie?

Forse.

Ma non è realizzando questo tipo di utopie che la civiltà umana ha storicamente proceduto, allargando le sfere della giustizia, della libertà e del benessere?

Ecco, quindi, che di nuovo si affaccia la rete, con le sue ambiguità e i suoi interrogativi. Con Internet l’impensabile utopia può diventare realtà. Realtà ambigua quanto si vuole, ma ben viva e ben operante.

Anche grazie alla rete, noi possiamo nuovamente mettere al primo posto la libertà e il benessere dell’umanità.

 

4) E tuttavia, per il suo rachitismo culturale, la rete non pare sufficientemente consapevole del suo potenziale positivo. Il che la sovraespone al "demone" della monetizzazione e della normalizzazione che la va divorando dall’interno.

Il suo difetto maggiore sta in una carenza esponenziale di dialogica culturale.

Più Internet si dilata e cresce fuori da ogni misura prevista e prevedibile, più le possibilità di un interscambio culturale attivo si contraggono. Le culture della rete non riescono a dialogare con le culture dei soggetti e dei mondi che in essa si affacciano o decidono di dimorare.

La rete pare non curarsi d’altro che di sé.

D’altro canto, i mondi e i soggetti che la abitano non riescono e/o non vogliono mettersi in comunicazione con le culture della rete.

Una dialogica culturale vera è possibile soltanto se le culture degli abitatori di Internet colloquiano con le culture di Internet, quale nuovo medium comunicativo.

L'insieme dei limiti appena segnalati spiega i motivi per i quali l’interattività di Internet scambia generalmente transazioni e informazioni; poche volte comunicazione.

Le culture dei soggetti interattivi restano sempre dietro le quinte, non vengono mai messe in gioco e spese. Il gioco, così, si blocca già agli inizi e i soggetti in relazione trovano perennemente confermate le loro opzioni culturali di partenza, senza mai metterle in discussione.

La rete può, invece, divenire un ambito di discussione culturale vivace, attraverso cui culture diverse possono imparare a conoscersi nella loro diversità e ad amalgamarsi in nuovo composto.

È indubbio che su questa strada abbiamo tutti da imparare e tutti scontiamo un ritardo abissale.

Ma dobbiamo cominciare a porci il problema, altrimenti il "demone" della normalizzazione, del controllo e della mercificazione continuerà a divorare la rete.

(settembre 1999)