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NELLA RETE
Culture della rete/Culture per la rete.

INTERNET TRA TECNICA E CULTURA

di Antonio Chiocchi

Cap. I
Elementi di critica delle cyberculture

1.1. La rete oltre l'informazione

Partiamo dalla rilevazione che le comunità dei cybernavigatori non solo non hanno sufficientemente interiorizzato le mutazioni culturali che hanno accompagnato l'esplosione di Internet, ma nemmeno ne hanno una adeguata conoscenza. Il che delimita le linee perimetrali di un doppio handicap:

  • verso le cyberculture che della "rete delle reti" hanno fatto il loro luogo privilegiato di germinazione e disseminazione;
  • verso quegli approcci culturali attualmente impegnati a capire i contorni della transizione al "dopo Internet" che si va dipanando sotto i nostri occhi.

Il gap di conoscenza e di cultura accumulato dai cybernavigatori verso il contingente e il tendenziale è enorme. Occorre porvi argine, predisponendo rimedi efficaci in tempi rapidi.

Il fenomeno si inserisce in quello che potremmo definire come "paradosso di Hagel". In una intervista rilasciata a K. Kelly, infatti, J. Hagel afferma: "Se confronto quanto denaro viene investito nella tecnologia come tale, e quanto poco impegno c'è nel capire le dinamiche sociali - come si evolve il comportamento umano in questi ambienti - c'è un enorme e sconcertante squilibrio. Eppure così tanto dipende proprio dal fattore umano" (1).

La sproporzione tra investimenti in capitale tecnologico ed investimenti in risorse umane va accentuandosi in maniera sempre più preoccupante. Anche per questo, le varie comunità di cybernavigatori tardano a prendere coscienza della transizione "oltre Internet" che le dinamiche socio-culturali stanno principiando a disegnare e che fanno impallidire le più audaci visioni legate ad Internet.

Prendiamo, per es., il progetto Oxigen che, come è noto, prevede la posa e messa in funzione di 160mila km di cavo in fibra ottica a 640 Gb al secondo che, entro il 2002, dovrebbe collegare 74 nazioni. Si tratta di un sistema di sistemi comunicativi, in cui l'informazione è destinata ad essere soppiantata dalla rete.

Oppure si pensi al progetto, ancora più avveniristico, di Internet planetario, presentato il 22 luglio 1998 da V. Cerf (uno dei "padri" di Internet) alla "Conferenza Inet '98" di Ginevra; progetto in fase di realizzazione presso il Jet Propulsion Laboratory della Nasa.

È in atto non una mera critica dei modelli culturali e materiali della "società dell'informazione", ma un significativo percorso di oltrepassamento di essi. In questo passaggio, molto probabilmente, Internet sarà afferrata da un processo di obsolescenza precoce, prima ancora di aver raggiunto la soglia di "medium elettronico" di massa da più parti pronosticato.

Il passaggio dall'informazione alla rete non è soltanto esercizio critico; ma anche tendenza in opera (2). Il superamento in atto di Internet è segnato (ed, in parte, intenzionato) dalla crisi della "società dell'informazione", entro cui l'informazione è, sì, sovrabbondante, ma seriale (2bis). In virtù di una ferrea legge di filtro ed esclusione, meccanismi selettivi presiedono alla cattura delle notizie da trasformare in informazione, scartando le non-notizie che rimangono non-informazione.

Cosicché, l'informazione offerta dal media system è compatta ed univoca. Tutti i medium della comunicazione finiscono inevitabilmente con l'assomigliarsi nelle notizie, nelle forme, nei contenuti e nelle non-notizie. Internet non riesce a sottrarsi a questa legge bronzea; al contrario, per suo tramite, è corrosa da virus interni che tentano di trasformarla nella riproduzione infinita della serialità. È impressionante, già oggi, osservare come la grande maggioranza dei siti tenda a stilizzare le medesime soluzioni comunicative; come la proliferazione dei "portali" reiteri all'infinito la medesima offerta di informazione e la puntuale domanda di sottoscrizioni; come il cybernavigatore si trovi risucchiato nella duplicazione di universi comunicativi simili, se non eguali.

Come sfuggire a questa legge?

La risposta fornita da K. Kelly, in un'intervista del 1997, suona così: "Un buon modo per trovare vere notizie è individuare un oggetto in rapido movimento che vola basso, invisibile ai radar dei grandi mezzi di informazione" (3).

Il diverso e il creativo assurgono, quindi, a risorse fondamentali intorno cui formare e processare l'informazione non seriale. La rete può, dunque, essere quel medium che meglio degli altri ci immette oltre l'informazione: nella rete e dalla rete, si può e si deve rendere difficoltosa la produzione seriale. Gettare la rete, sì, ma oltre l'informazione (seriale). Da questa postazione diventa più agevole pensare l'"oltre Internet", cooperandovi, anziché esserne esclusi o emarginati.

1.2. L'esile confine tra umano e artificiale

Stando a Kevin Kelly, la rivoluzione che starebbe squassando in profondità la nostra epoca è l'economia della connessione, secondo la quale le tecnologie della comunicazione dipendono, più che dalla potenza di calcolo, dalla comunicazione tra computer (4). Da qui Kelly deriva un corollario cruciale: visto che la comunicazione è la base della cultura, dagli sviluppi dell'economia della connessione dipende lo sviluppo della società (5).

Precondizione del tutto sono politiche (non solo economiche) incentrate sull'innovazione, anziché sull'ottimizzazione (6). Secondo la prospettiva delineata da Kelly, la produzione di ricchezza sociale passa oggi non tanto per la razionalizzazione ottimale dell'esistente, ma si incardina sulla creazione del nuovo. In altri termini, la ricchezza non proviene dalla perfezione del noto, bensì promana imperfettamente dall'afferramento dell'ignoto: occorre, quindi disfarsi del noto che si è, intanto, perfezionato (7).

Deriva da qui una situazione di bilico, così sintetizzabile: mentre il noto perfezionato (e, quindi, non più innovabile) risiede nell'informazione, l'ignoto imperfetto che resta da afferrare, sta (ovviamente) nelle reti, la dimora elettiva dell'economia della connessione. Di questa economia Kelly detta 12 "nuove leggi" che, tuttavia, qui non prenderemo in considerazione (8).

Quello che qui ci preme rilevare è che, in Kelly, l'economia della connessione (ovvero: la comunicazione computer/computer) induce una metamorfosi di prima grandezza: la crescente combinazione tra cervello umano e macchina elettronica, in virtù di cui le linee di confine tra l'artificiale e l'umano tendono a dissolversi (9).

Da queste basi analitiche Kelly mutua le, ormai, celebri teorizzazioni intorno alla "mente globale" e al "superorganismo" (10). Ora, ciò che, per Kelly, è fuori controllo è, appunto, l'interazione o, meglio ancora, l'intersezione tra mente e computer: l'intelligenza umana non è in grado di padroneggiare le infinite combinazioni e creazioni che nascono dall'associazione mente/computer.

Dall'associazione mente/computer prende forma la mente globale e soltanto essa, ora, appare in grado di capire ciò su cui la mente umana riflette. Sicché il destino degli esseri umani sarebbe interamente nelle mani di sistemi intelligenti artificiali, in grado di autoreplicarsi all'infinito: nella razionalità autorganizzata e autorinnovantesi delle macchine intelligenti artificiali sta l'architettura del presente e del futuro. Siamo di fronte alla sublimazione del potere della tecnica: se per Heidegger soltanto un Dio poteva salvarci (11), in Kelly la salvezza riposa unicamente nell'autoreplicazione biologica del superorganismo costituito dal sistema di macchine intelligenti artificiali. Trascorriamo, come si vede, da una escatologia metafisica ad una escatologia tecnocratica (12).

Nondimeno, al di là delle conclusioni cui è pervenuto, Kelly ha contribuito ad investigare con spregiudicatezza e avvedutezza il nesso naturale/artificiale.

Ed è, per l'appunto, a questo riguardo che rimane da osservare che potenza della tecnica e potenza della natura non si incastrano eroticamente, semplicemente dribblando o surclassando l'umano, come sembra ritenere Kelly. Tantomeno, come evocato in alcune tendenze più estreme, l'incastro potente di tecnica e natura si dà proprio attraverso la liberazione dall'umano corporeo (13).

Il punto è che la tecnica non è assegnata destinalmente agli esseri umani come loro seconda natura; una natura, si tratta di aggiungere, presuntivamente ritenuta più potente di quella "prima" e umana. E, dunque, per quanto sfumate, tra naturale e artificiale (nel senso di "prodotto umano") permangono sottili linee di confine. Evidenza, quest'ultima, confermata proprio dal progressivo processo di biologizzazione dell'artificiale e artificializzazione dell'umano a cui stiamo assistendo.

1.3. Rete ed ecologie della comunicazione

 Che il rapporto mente umana/macchina elettronica sia più complesso e complicato di quello che le cyberculture ritengono, ormai, appare sufficientemente chiaro nel dibattito della comunità scientifica. Le critiche più acuminate sono così riassumibili:

  • le informazioni cerebrali non sono estraibili e riproducibili e quindi trasferibili meccanicisticamente all'interno di un altro "supporto", in quanto non dissociabili dal "cervello" in cui sono germinate e da cui rimangono vincolate (argomentazione di E. Harth, fisico);
  • i neurotrasmettitori e gli ormoni di regolazione non sono limitati al cervello, ma ubiqui in tutto l'organismo umano e, dunque, il raggio di azione della mente è coesteso all'intero corpo (argomentazione di R. Restak, neurologo);
  • l'attività mentale dell'uomo non è riducibile ad un algoritmo e, dunque, non è riproducibile da una macchina discreta; perciò, cade il postulato della separabilità e riproducibilità separata di mente funzione e corpo supporto (argomentazione di G. Longo) (14).

Se queste critiche sono fondate - così come noi riteniamo - ci muoviamo, perlomeno, all'interno di una doppia prospettiva:

  • la "colonizzazione" del corpo per opera della tecnica;
  • l'estensione del corpo a mezzo della tecnica.

Il più delle volte, nel dibattito scientifico-filosofico, reperiamo scisse, se non in aperta confliggenza, le due prospettive appena indicate. Dobbiamo, invece, rilevare che esse operano sempre in sincronia, se non in sinergia.

È vero: il corpo introflette la tecnica. Ma è altrettanto vero il movimento complementare: la tecnica estroflette il corpo. È proprio al "doppio mulinello" tra introflessione (della tecnica) ed estroflessione (del corpo) che sono legate le più profonde mutazioni antropologiche e metamorfosi culturali che stanno segnando il nostro tempo.

Antropoformizzazione della tecnica e tecnicizzazione dell'umano procedono di pari passo, descrivendo un salto di complessità nella riproduzione della specie. In questo senso, la metafora e i paradigmi dell'homo technologicus si rivelano riduttivi, in quanto finiscono col mettere limitatamente l'accento sulla "tecnologizzazione" dell'umano, confinando in un cono d'ombra la "biologizzazione" delle tecnologie.

Il sapere e le conoscenze diventano, sì, oggetti su cui è possibile intervenire, ma continuano a rimanere astrazioni; anzi, divengono astrazioni sempre più complesse e, se così può dirsi, "più astratte". Ciò è immediatamente desumibile dai crescenti processi di cognitivizzazione che caratterizzano la "ricerca applicata".

Si ingenera un curioso paradosso: nell'epoca in cui la "ricerca applicata" va immergendosi in ambiti sempre più "astraenti", la "ricerca pura" si va progressivamente materializzando. Come in una sorta di "gioco dei rovesci", nel mentre la ricerca pura si incarna, la ricerca applicata si disincarna. Il dilemma del rapporto tra le due rimane e si complica ulteriormente: in alcuni non inessenziali punti, si ingenera una semantica rovesciata.

Forse anche per effetto di questa semantica rovesciata, prendono luogo le visioni riduzionistiche delle cyberculture che ora incarnano la tecnica nel corpo e ora disincarnano il corpo nella tecnica. Con ciò esse, ognuna a suo modo, confermano il dualismo mente/corpo, tecnologia/natura, tecnica/cultura che oggi, invece, non ha alcun diritto di "cittadinanza epistemologica", se mai l'ha avuto in passato.

È auspicabile affrontare la "questione Internet", metabolizzando criticamente il dibattito che, per sommi capi, stiamo cercando di ricostruire. Proprio interiorizzando alcuni degli elementi di analisi proposti dalle cyberculture, circola da tempo una immagine di Internet che la assimila come sistema biologico; e qui "sistema biologico", con tutta evidenza, sta per sistema vivente o, ancora più precisamente, per ecosistema (15).

Ora, la metafora di sistema vivente e/o di ecosistema ci aiuta molto ad approssimare la "realtà effettuale" di Internet. Grazie ad essa, siamo in grado di recepire immediatamente che ogni nodo/snodo della rete è fatto di esseri umani in connessione.

Ma possiamo spingere lo sguardo ancora più lontano o, se si vuole, più in profondità. Ora sappiamo che la rete in tanto sopravanza l'informazione (seriale) in senso stretto, in quanto è indissolubile intersezione di umano e macchinico.

Possiamo dire, ancora meglio: la connessione vera (la "connessione delle connessioni") nasce a monte: tra mente umana e computer; prima ancora che tra gli individui connessi in rete.

Se questo è vero, allora, l'economia della connessione non si caratterizza principalmente come comunicazione tra computer (come crede ancora l'approccio tecnocratico alla Kelly); bensì come metacomunicazione biotecnologica. E, dunque, dobbiamo più propriamente parlare di ecologie della comunicazione; non riduttivamente di "economia della connessione".

Giustappunto quale anello della metacomunicazione biotecnologica ed elemento agente ed intelligente dell'ecologia della comunicazione la rete (e, quindi, Internet) può:

  • situarsi oltre l'informazione (seriale), spingendo in avanti i processi di elaborazione della creatività umana e di produzione della ricchezza sociale;
  • accompagnarci verso l'"oltre Internet", di cui oggi non vediamo che primi e pallidi contorni.

(agosto 2000) 

Note

(1) Citato da G. Livraghi, Un'opinione americana: l'importanza delle comunità, "Il Mercante nella Rete", n. 8, 1997, rinvenibile al seguente indirizzo web: http://gandalf.it/mercante/merca8.htm#heading04.

(2) Il primo organico spunto di analisi in questa direzione si deve a K. Kelly (ormai, "mitico" direttore dell'ancora più mitica "Wired"), New Rules for the New Economy, "Wired", september 1997, disponibile sul web all'indirizzo: http://www.wired.com/wired/archive/5.09/newrules.html. Su quest'articolo di Kelly e la relativa tematica, interessanti considerazioni sono svolte da G. Livraghi nel nr. 9, settembre 1997 de "Il Mercante in Rete", reperibile sul web: http://gandalf.it/mercante/merca9.htm; dello stesso autore, sul tema, rileva l'articolo E se non fosse Internet? Le tecnologie passano, l'umanità resta, reperibile all'indirizzo web: http://gandalf.it/offline/home.htm.Di K. Kelly, sull'argomento, il lavoro più completo rimane Out of Control La nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e dell'economia globale, Milano, Urra, 1996.

(2bis) Cfr. i testi richiamati alla nota precedente.

(3) Citato da G. Livraghi nell'Editoriale: Sotto il livello del radar del nr. 9 de "Il Mercante in Rete", cit.

(4) Cfr. K. Kelly, New Rules for the New Economy, cit.

(5) Ibidem.

(6) Ibidem.

(7) Ibidem.

(8) Per una loro efficace ricostruzione, si rinvia a G. Livraghi, La nuova economia: Il "mondo connesso", "Il Mercante in Rete", n. 9/1997, http://gandalf.it/mercante/merca9.htm#heading02.

(9) Kelly ha analizzato meticolosamente questo legame in Out of Control, cit.; sul punto, rileva particolarmente il cap. I: "Il reame del nato e il reame del prodotto". Nella letteratura fantascientifica, tuttavia, la connessione tra mente umana e computer ha origini più remote e risale al celebre romanzo di W. Gibson, Neuromante, Milano, Nord, 1991.

(10) Cfr. l'opera richiamata alla nota precedente.

(11) Cfr. M. Heidegger, Ormai solo un dio ci può salvare. Intervista con lo "Spiegel" (a cura di A. Marini), Parma, Guanda, 1988. Come è noto, Heidegger concesse l'intervista il 23 settembre 1966, chiedendo che fosse pubblicata soltanto dopo la sua morte; l'intervista fu pubblicata il 13 maggio 1976.

(12) Si tratta di una tendenza generale, entro cui va collocata la posizione di Kelly che, non a torto, è stata definita riduzionista da C. Formenti, Tecnognostici e tecnosciamani, "aut aut", n. 289-290, 1999, p. 188. Dello stesso A. ancor più rilevante Incantati dalla rete. Immaginari, utopie e conflitti nell'epoca di Internet, Milano, Cortina, 2000.

(13) Intorno a questa ipotesi estrema vanno operando, oltre oceano, le comunità degli "extropiani" e dei "transumaniani". Per una articolata critica, cfr. i due testi di Formenti citati alla nota precedente, ai quali si richiama anche per la bibliografia di riferimento. Sul tema delle cyberculture, ineludibile è il contributo critico di M. Dery, Velocità di fuga. Cyberculture di fine millennio, Milano, Feltrinelli, 1997.  

(14) Si rinvia, per un orientamento generale, ai seguenti lavori: M. Dery, Velocità di fuga, cit.; G. O. Longo, Il nuovo Golem. Come il computer cambia la nostra cultura, Bari, Laterza, 1998; C. Formenti. Incantati dalla rete, cit.

(15) Cfr., per tutti, G. Livraghi, Editoriale: La rete è un sistema biologico, "Il Mercante in Rete", n. 40, ottobre 1999, reperibile al seguente indirizzo web: http://gandalf.it/mercante/merca40.htm#heading01. Cfr. anche Bonnie A. Nardi-Vicki L. O'Day Information Ecologies - Using Technology with Heart, edito nel 1999 dal MIT Press (Massachusetts Institute of Technology), su cui riferisce lo stesso Livraghi, Ecologie dell'informazione, "Il Mercante in Rete", n. 46, giugno 2000, http://gandalf.it/mercante/merca46.htm#heading05. Sull'insieme di queste tematiche, Livraghi ha più organicamente insistito in La coltivazione dell'Internet, Milano, Il Sole-24 ore, 2000.