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Temi del dibattito politico italiano.

GUERRA E DIRITTI.
Arriva la cyber-emergenza
di Antonio Chiocchi

 

1. Come era sin troppo agevole pronosticare, la "guerra globale" al terrorismo sfociata, per ora, nel bombardamento sistematico dell'Afghanistan, ha intenzionato dei processi a catena di restrizione delle libertà civili e dei diritti democratici, con una sostanziale sospensione delle garanzie e tutele apprestate a favore del cittadino. Sono stati ampliati a dismisura i poteri di controllo e di indagine degli organi di polizia, particolarmente negli Usa con il Patriot Act, il quale arriva a prevedere un regime detentivo, pur in assenza di accuse e prove specifiche.

L'aspetto più inquietante dell'"Usa Patriot Act" è quello di introdurre misure di stabilizzazione regressiva dell'ordinamento, a fronte di una generica e sfumata definizione di "terrorismo", il cui campo semantico e la cui area di vigenza risultano dilatabili all'infinito. Ovviamente, l'operazione è stata mascherata come soluzione transitoria dell'emergenza terroristica (1). In realtà, la maggior parte delle misure introdotte ha carattere temporale e normativo permanente. Il direttore della "American Immigration Lawyers" ha tenuto significativamente ad osservare: "gli straordinari poteri di detenzione, basati su una definizione molto ampia di terrorismo, rappresentano ancora una forte preoccupazione su cui terremo l'occhio aperto" (2).

Tra le norme più persecutorie immesse nell'ordinamento va, certamente, contemplato il notevole allargamento degli strumenti di intervento messi a disposizione degli investigatori, a partire dalle perquisizioni domiciliari e dal controllo sistematico delle attività on line, senza alcun specifico mandato preventivo. È sufficiente una generica e mai provata accusa di "terrorismo", affinché l'FBI sia facultizzata a "passare al setaccio" informazioni sensibili e private riguardanti singoli cittadini: dalle conversazioni telefoniche alla corrispondenza, dalla posta elettronica a qualunque attività su Internet, dalle cartelle cliniche ai curricula professionali.

In particolare, importa qui rilevare che a carico di tutti i soggetti "sospettati" di terrorismo è prevista l'attivazione del sistema di controllo "Carnivore", il quale intercetta tutti i messaggi e-mail in uscita ed in ricezione. Ciò che allarma ancora di più è che "Carnivore" ed altri sistemi di "sorveglianza elettronica", una volta attivati, non hanno limiti temporali. La loro messa in opera richiede una generica disposizione di un semplice procuratore; la loro disattivazione, in pratica, è interdetta.

Gli Internet Provider e le compagnie telefoniche, anche in mancanza di disposizioni giudiziarie specifiche, sono obbligati a consegnare i dati personali degli utenti, su semplice richiesta dell'FBI e senza che gli interessati siano nemmeno informati.

 In Italia, l'intervento sull'ordinamento è stato meno destabilizzante: ci si è "limitati" ad estendere gli istituti emergenziali già vigenti contro le "organizzazioni terroristiche interne" e le "organizzazioni mafiose" al reato di "terrorismo internazionale". Il 18 ottobre scorso è stato emanato il decreto legge recante Disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale che il Parlamento dovrà convertire in legge entro il 19 dicembre.

Il decreto in questione, inoltre, estende le procedure dei controlli preventivi anche a tutti i mezzi di comunicazione telematica, a cui viene applicata la legislazione di emergenza varata nel corso degli ultimi decenni. Alla luce delle mostruosità giuridiche e giurisprudenziali prodotte dall'emergenza italiana, non c'è da stare tranquilli in fatto di libertà, di diritti e rispetto della privacy. Giustificata dall'ennesima "situazione d'emergenza", sarà inflitta l'ennesima lesione al sistema delle garanzie costituzionali e delle libertà civili previste dal nostro ordinamento.

 

2. In Italia, il dibattito politico sulla restrizione del campo dei diritti, per effetto della "guerra globale" contro il terrorismo internazionale, non è stato molto vivace. Al solito, ha visto l'allineamento del centrodestra e del centrosinistra su comuni posizioni antigarantiste: pochi i distinguo e le eccezioni. A dire il vero, nel nostro paese, sin dal finire dell'Ottocento, la guerra è stato un nervo scoperto per la sinistra: su questo tema, essa ha finito sempre col rifluire verso posizioni autoritarie e conservative.

L'unica eccezione che è possibile segnalare è la guerra combattuta contro il nazi-fascismo, laddove effettivamente l'uso della forza era messo al servizio di diritti fondamentali e universali. Particolarmente nell'ultimo scorcio del secolo scorso, le sinistre italiane, per la grande maggioranza, hanno acriticamente aderito alle varie "guerre umanitarie" e/o di "polizia internazionale" che sono intervenute sullo scacchiere internazionale.

Così, non meraviglia affatto che gli intenti della maggioranza di scambiare più sicurezza con meno libertà non abbiano incontrato sostanziali obiezioni. Il guaio è che la restrizione delle libertà non è mai stata foriera - né mai potrà esserlo - di un sensibile miglioramento del quadro delle sicurezze personali e collettive. All'opposto, quanto meno libertà circola in giro, tanto meno sicurezza sarà apprestata a beneficio del cittadino.

Il fatto, di per sé preoccupante, è che non è lecito ipotizzare una contraddizione tra sicurezza e libertà, incuneando tra di loro una relazione di proporzionalità inversa. Quasi che una maggiore libertà sia causa di una minore sicurezza. L'insicurezza di tutti aumenta quanto più incerte si fanno le libertà e precari i diritti. La sicurezza coltivata a detrimento della libertà obbedisce a logiche di comando assoluto e di estensione dei poteri di controllo sui cittadini e l'ordine sociale.

Tornando alle cause addotte quale "base materiale" della restrizione dei diritti, l'attacco alle Twin Towers ed al Pentagono dell'11 settembre scorso non è imputabile alla crescita della libertà e dei diritti nel mondo. Semmai, dobbiamo registrare che in quest'ultimo decennio, per effetto dei processi di globalizzazione in corso, le libertà e i diritti di tutti sono diminuiti. E lo sono, in particolar modo, nelle aree terzomondiali. La crescita esponenziale dell'insicurezza internazionale e della insicurezza interna Ŕ una conseguenza diretta dell'approfondirsi delle diseguaglianze, delle ingiustizie e delle discriminazioni apportate dalla globalizzazione e dalla politica internazionale degli Usa e dei loro alleati (3).

 

3. Chiaro che la "guerra globale" contro il terrorismo internazionale divenisse un mezzo in più in mano a chi, già da tempo, ambiva a mettere sotto controllo la rete. In Italia, il tentativo è stato particolarmente smaccato, fino a toccare lo zenit con la nuova legge sull'editoria che assimila l'informazione on line alla tradizionale informazione su mezzo cartaceo (4).

Ogni pretesto è buono per affondare gli artigli su Internet. Al punto che stiamo assistendo alla progressiva produzione di dispositivi giuridici emergenziali che hanno per bersaglio la rete. Possiamo, senz'altro, parlare della nascita di una vera e propria cyber-emergenza.

Il fenomeno non è ristretto all'Italia. Abbiamo visto prima come si stia profondamente affermando negli Usa. Ma l'Europa non è da meno.

Prendiamo in considerazione, per esempio, il Trattato internazionale stipulato a Strasburgo contro il cypercrime che riduce drasticamente la riservatezza e la libertà degli utenti della rete.

In base al Trattato in questione, i fornitori di servizi Internet sono obbligati a conservare sia i dati personali degli utenti sia quelli relativi al traffico in rete, per metterli a disposizione degli organi di polizia.

Ciò integra la palese violazione dei diritti fondamentali garantiti: a) dall'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; b) dalla Convenzione n. 108/1981 del Consiglio d'Europa sul trattamento automatizzato dei dati personali; c) dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.

È appena il caso di ricordare che l'art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea equipara la privacy a diritto umano fondamentale intorno cui deve incardinarsi il cyberlaw e l'intero sistema di protezione dei dati personali. Di più: la protezione dei dati personali dovrebbe costituire la chiave di volta della cittadinanza elettronica.

Nella realtà, al contrario, assistiamo allo smantellamento dei diritti fondamentali pregressi e alla vanificazione dei diritti fondamentali di nuova generazione. La destrutturazione del sistema di cittadinanza sociale si accompagna alla destabilizzazione incipiente del sistema di cittadinanza elettronica.

Ogni occasione è buona per ridurre i diritti: cosa meglio della guerra può fecondare la generazione di norme autoritarie che mettono nel loro mirino le antiche e le nuove libertà?

Del resto, la guerra è uno dei luoghi canonici della negazione dei diritti. La produzione del diritto bellico partorisce di continuo nuove figure, in uno stato di eccezione permanente. La cyber-emergenza introduce, in permanenza, nella rete lo stato di eccezione e la sospensione dei diritti. Questo è un colpo decisivo contro l'anima libertaria della rete e le sue potenzialità creative migliori e più nobili.

(fine ottobre/inizio novembre 2001)

 

Note

(1) Cfr., per tutti, i puntuali commenti a caldo di: B. Parrella, Entra in vigore l'USA Patriot Act, "Apogeonline", 30/10/2001; M. Cammarata, Ora incombe anche il trattato sul cybercrime, "Interlex", 31/10/01.

(2) Cit. Da B. Parella, op. cit.

(3) Per una discussione più ampia della questione, rinviamo all'Editoriale n. 10/11, di "Focus on line".

(4) Di ciò abbiamo già reso conto in un precedente articolo, La libertà di espressione e Internet.