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Temi del dibattito politico italiano.

LA CARTA EUROPEA DEI DIRITTI FONDAMENTALI:
UN PUNTO DI PARTENZA

di Antonio Chiocchi

 

1) La Convenzione di 62 esperti incaricata di redigere una "Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea", ha licenziato il suo progetto, rispettando pienamente i termini temporali del mandato. Dopo la prima discussione di questo mese a Biarritz, i 15 governi della comunità sono chiamati al riconoscimento formale nella riunione di Nizza (il prossimo dicembre).

In Italia, sull'argomento, il dibattito politico è stato politicamente assente. Quello parlamentare, per parte sua, non ha brillato per profondità ed incisione. Il governo, nella seduta alla camera dei deputati dell'11 ottobre, ha chiesto all'aula una risoluzione di sostegno per l'accettazione della Carta da parte dell'Italia, ottenendo, però, solo l'appoggio della maggioranza: 258 sì contro 229 no ("Casa delle libertà" + "Rifondazione comunista") e 9 astensioni. Si distinguono le dichiarazioni del deputato di "Forza Italia" Tremonti che accusa la "Carta" di essere un testo "tragicamente burocratico, perché parla di diritti obbligatori come la Costituzione di Stalin"; gli esponenti della "Lega", addirittura, parlano di "follie comuniste", "contenuti nazisti senza virgolette", "carta dei banchieri e dei musulmani" (1). Il 25 ottobre, Bossi ha rincarato la dose, minacciando di portare a Nizza 250 mila manifestanti, per dimostrare contro la "Carta"; il giorno successivo, con una sconfessione pubblica di Bossi e dei precedenti pronunciamenti polisti, Berlusconi in persona annuncia la sottoscrizione di un documento comune tra maggioranza e opposizione, ammettendo esplicitamente la possibilità che la "Lega" non voti il documento bipartisan.

Su un argomento, pure di così decisiva importanza, è mancato un dibattito politico serio; tutto, al solito, è andato scivolando verso la polemica politica elettoralistica. Questa pulsione coattiva si va facendo sempre più pressante, a misura in cui si approssima la scadenza delle elezioni politiche.

Cercheremo, qui, di approcciare i contenuti essenziali del tema.

 

2) Innanzitutto, diamo un colpo d'occhio di insieme al progetto.

Nel "Preambolo", si esordisce con la dichiarazione che i popoli europei, nell'atto stesso di creare uno spazio comune, hanno deciso di "condividere un futuro di pace fondato su valori comuni". L'Unione, pertanto, si fonda sui "valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, eguaglianza e solidarietà". Se questo è il campo dei valori, quello dei principi non è meno cogente: "l'Unione si basa sui principi di democrazia e dello Stato di diritto". Ne deriva il corollario che essa "pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia".

La cittadinanza dell'Unione viene anche incardinata anche sul mantenimento dei valori e dei principi appena richiamati; ma si apre anche al "rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli europei, dell'identità nazionale degli Stati membri e dell'ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale". In questo quadro, l'Unione "cerca di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali nonché la libertà di stabilimento".

E, dunque: "A tal fine è necessario, rendendoli più visibili in una Carta, rafforzare la tutela dei diritti fondamentali alla luce dell'evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici".

Sulla base di questo preambolo, la "Carta" riconosce i seguenti diritti:

  • l'inviolabilità della dignità umana che va rispettata e tutelata (art. 1);
  • il diritto alla vita che implica l'abolizione della pena di morte (art. 2);
  • il diritto all'integrità psico-fisica (art. 3);
  • la probizione della tortura e delle pene e dei trattamenti inumani o degradanti (art. 4);
  • la proibizione della schiavitù e del lavoro forzato (art. 5);
  • il diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 6);
  • il rispetto della vita privata e della vita familiare (art. 7);
  • la protezione dei dati di carattere personale (art. 8);
  • il diritto al matrimonio e a costituire una famiglia (art. 9);
  • il diritto all'istruzione (art. 14);
  • il diritto di proprietà (art. 17);
  • il diritto di asilo (art. 18);
  • la protezione in caso di allontanamento, espulsione e di estradazione (art. 19).

Passiamo al campo delle libertà. Ecco quelle riconosciute:

  • la libertà di pensiero, di coscienza e di religione (art. 10);
  • la libertà di espressione e di informazione (art. 11);
  • la libertà di riunione e di associazione (art. 12);
  • la libertà delle arti e delle scienze (art. 13);
  • la libertà professionale e il diritto di lavorare (art. 15);
  • la libertà di impresa (art. 16).

Vediamo ora come è disegnato l'ambito di tutela dell'eguaglianza:

  • eguaglianza davanti alla legge (art. 20);
  • divieto di discriminazione sessuale, razziale, etnica, linguistica e sociale (art. 21);
  • rispetto della diversità culturale, religiosa e linguistica (art. 22);
  • parità tra uomini e donne (art. 23);
  • protezione dei diritti del bambino (art. 24);
  • rispetto dei diritti degli anziani (art. 25);
  • inserimento dei disabili (art. 26).

Ci avviciniamo, così, al "campo della solidarietà" (Capo VI della "Carta"):

  • diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione nell'ambito dell'impresa (art. 27);
  • diritto di negoziazione e di azioni collettive (art. 28);
  • diritto di accesso ai servizi di collocamento (art. 29);
  • tutela in caso di licenziamento ingiustificato (art. 30);
  • condizioni di lavoro giuste ed eque (art. 31);
  • divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sui luoghi di lavoro (art. 32);
  • diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali (art. 34);
  • protezione della salute (art. 35);
  • accesso ai servizi di interesse economico generale (art. 36);
  • tutela dell'ambiente (art. 37);
  • protezione dei consumatori (art. 38).

A questo punto, la "Carta" approssima il terreno vero e proprio dei diritti di cittadinanza (Capo V). Eccone il contesto:

  • diritto di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo (art. 39);
  • diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali (art. 40);
  • diritto ad una buona amministrazione (art. 41);
  • diritto di accesso ai documenti (art. 42);
  • diritto alla mediazine dell'Unione, in casi di cattiva amministrazione (art. 43);
  • diritto di petizione (art. 44);
  • libertà di circolazione e di soggiorno (art. 45);
  • diritto alla tutela diplomatica e consolare (art. 46).

In conclusione si trova il capitolo dedicato alla giustizia (Capo VI):

  • diritto ad un ricorso effettivo e ad un giudice imparziale (art. 47);
  • presunzione di innocenza e diritto di difesa (art. 48);
  • principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene (art. 49);
  • diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato (art. 50).

 

3) Il giudizio di insieme sulla "Carta" deve essere, senz'altro, positivo (2). essa, in un certo senso, spezza il vento liberista che ha soffiato e soffocato gli ultimi decenni del XX secolo e che ancora costituisce uno dei più gravi fattori di impedimento alla realizzazione di ordini sociali solidali ed equi.

Come è stato acutamente colto, la "Carta" rappresenta uno "strappo" rispetto alle stesse ragioni mercatistiche e monetariste del "Trattato di Maastricht" (3). Ma lo scarto ha effetti ancora più dirompenti: sulla base del sistema dei valori e principi disegnato dalla "Carta", è possibile con nettezza delimitare una linea di confine netta tra modello europeo di welfare e modello anglosassone di welfare (4). E, infatti, il modello di welfare proposto dalla "Carta", come abbiamo visto nella ricostruzione proposta al punto precedente, si incentra:

  • sulla tutela pubblica della salute e dell'istruzione primaria;
  • sulla lotta alla povertà;
  • sulla protezione contro i licenziamenti ingiustificati;
  • sul principio assorbente di giuste condizioni di lavoro;
  • sulla proibizione della pena di morte;
  • sul diritto ad un giusto e rapido processo (5).

Non a caso, su questo impianto solidaristico e garantisco, si sono registrate le resistenze e le opposizioni dei governi, pur formalmente di diversa connotazione politica, della Gran Bretagna e della Spagna, notoriamente di aperta ispirazione neoliberista, per i quali la teoria-prassi dello "Stato minimo" nasconde vocazioni autoritarie e antidemocratiche.

L'insofferenza verso la predisposizione di reti di tutela dei diritti fondamentali a scala europea: ecco il "nodo oscuro" dei comunitaristi, dei neoliberisti e dei monetaristi che affollano le aule parlamentari e le istituzioni politiche dei paesi della comunità europea e che fa letteralmente saltare i nervi ad un Bossi e ad un Tremonti.

La costruzione di uno spazio europeo di eguaglianza, giustizia, libertà e solidarietà non può che reggersi sul riconoscimento e la valorizzazione dei diritti fondamentali dei cittadini e delle persone, indipendentemente dalla loro origine etnica, dalla loro posizione sociale e dalla loro collocazione territoriale. Uno spazio europeo dei diritti, delle libertà e della solidarietà costituisce una prima forma di incarnazione di demos cosmopolita che spezza la deriva comunitarista di schiacciare il demos sull'ethnos, secondo un modello che ha nell'ideologia della controrivoluzione di De Maistre uno dei motivi ispiratori centrali (6) e che oggi sta letteralmente soffocando l'Europa.

Ma detto delle acquisizioni positive e innovative della "Carta", occorre concludere gettando lo sguardo sulle sue zone d'ombra più fitte.

Questo tipo di critica alla "Carta" ha trovato nella "Lega dei diritti dell'uomo" il portavoce più autorevole (7). Il suo presidente, M. Tubiana, ha efficacemente sintetizzato in una intervista le ragioni di questa critica (8).

Ecco i punti di doglianza espressi da Tubiana:

  • la "Carta" comporta una "diminuzione dei diritti degli stranieri residenti regolari", per i quali viene applicata la categoria giuridica di equivalenza, anziché quella di eguaglianza;
  • in tema di "diritto d'asilo", rimane in vigore il cd. "protocollo Aznar" che fa espresso divieto all'asilo politico per i cittadini europei, sulla base di un errato presupposto (ideologico) e di un altrettanto erroneo postulato (logico) che l'Europa non possa "produrre" regimi politici autoritari e, quindi, rifugiati politici;
  • sull'argomento spinoso e delicato dei "diritti economici e sociali", si registra uno slittamento semantico che trasforma i diritti in carità;
  • sul terreno strettamente giuslavorsitico, sciopero e serrata sono messi sullo stesso piano; mentre, invece, in Francia la serrata è proibita ed in Italia vige il riconoscimento formale del solo diritto di sciopero;
  • sul piano strettamente normativo e procedurale, i diritti fondamentali vengono subordinati al principio di sussidiarietà; col che i singoli principi sono esposti al giudizio discrezionale dei singoli Stati.

La critica appare ampiamente fondata e condivisibile. Nonostante il giudizio d'insieme positivo, la "Carta" va assunta come un importante punto di partenza, non già di arrivo, per una democratizzazione sostanziale dell'ordine politico, economico, sociale e culturale europeo. Occorre responsabilizzarsi per percorsi futuri ancora più impegnativi.

(ottobre 2000)

 

 Note

(1) Cfr. i quotidiani nazionali del 12/10/2000 e i "Reseconti" del dibattito parlamentare.

(2) In argomento, appaiono largamente condivisibili le considerazioni di G. Bronzini, La Carta europea della solidarietà, "il manifesto", 10/10/2000.

(3) Ibidem.

(4) La chiave di lettura è stata suggerita da L. Cohen-Tanugi, su "Le Monde", 8 ottobre 2000. Bronzini si richiama esplicitamente al discorso proposto da Cohen-Tanugi.

(5) Puntuale è la ricostruzione, sul punto, suggerita da Bronzini, op. cit..

(6) Così già Bronzini, op. cit.

(7) La "Lega dei diritti dell'uomo" è un'organizzazione non governativa francese, nata nel 1898, per difendere Dreyfus.

(8) Cfr. Europa, la cittadinanza a due velocità, intervista a M. Tubiana (di Anna Maria Merlo), "il manifesto", 25 ottobre 2000.